in PRIMO PIANO

  • Il Governo ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027. —> Qui il testo ddl Bilancio 2027 bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato  —> Qui la Relazione Tecnica ddl Bilancio 2027 Una manovra spudoratamente preelettorale e con pesanti conseguenze per la sanità pubblica e le pensioni. Spicca tra le peggiori trovate il buono da 300 euro riservato a spese sanitarie private (per alcuni non tutti) gli anziani over 75 enni. Il massacro del welfare si manifesta con un taglio pesantissimo per i pensionati bancomat (attuali e futuri) e, appunto, con il bonus per gli over 75 a favore della spesa sanitaria commerciale. Il livello del Fabbisogno Sanitario Nazionale resta largamente al di sotto delle necessità, con un incremento modesto e comunque quasi interamente riservato ai privati e a spese vincolate. Niente per le assunzioni di personale, niente per completare il potenziamento dell’assistenza territoriale (PNRR: Case della Comunità, ecc). Niente, anzi malissimo quanto previsto per le persone anziane. Il governo conferma così il drammatico sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, mentre si incrementa la spesa militare di 14,4 miliardi nei prossimi due anni  (si veda la nota CGIL confederale 31.10.2026). L’INCREMENTO DEL FONDO SANITARIO NAZIONALE “REALE” NON ESISTE Infatti, l’Incremento del livello del FSN previsto (art. 69) pari a 2.365 milioni di euro per l’anno 2027, 2.352 milioni di euro per l’anno 2028, 2.399 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029, è praticamente azzerato da costi “aggiuntivi” per il FSN (risorse vincolate per 1.733 milioni e spese non coperte ma comunque a carico del FSN per 525 milioni) pari a 2.258 milioni (vedi sotto la Tabella 1). In rapporto al PIL, il Fabbisogno Sanitario Nazionale scende ulteriormente rispetto al già bassissimo livello dell’anno in corso per attestarsi nel 2027 al 6,11%. Continua poi il crollo al 5,98% nel 2028 fino a sprofondare al 5,83% nel 2029. A nulla sono servite finora le richieste delle Regioni ad incrementare il Fabbisogno Sanitario Nazionale di 18 miliardi di euro nel prossimo triennio, soprattutto per assumere e valorizzare il personale (fonte: CGIL nazionale) ANZIANI: IL BONUS DELLA VERGOGNA L’articolo 53 del ddl Bilancio prevede che nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (con successivo trasferimento all’INPS) sia istituito un fondo con una dotazione di 1.645 milioni di euro per l’anno 2027, destinato al riconoscimento di una Carta del valore di 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni in materia sanitaria. Un apposito Decreto interministeriale, Ministero LPS e MEF, definirà gli esercizi commerciali, le strutture sanitarie e le spese coperte dal Bonus. La Carta è riconosciuta nell’anno 2027 ai soggetti titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, di importo su base annua complessivamente non superiore, per l’anno 2025, a 28.000 euro e che abbiano compiuto l’età di 75 anni alla data del 31 dicembre 2026. Le somme assegnate con la Carta di cui al primo periodo non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell’ISEE. Stima dei beneficiari (Relazione Tecnica ddl Bilancio 2027) è di circa 5.456.407 persone. Il valore della carta  bonus sanità privata copre una spesa di 0,82 centesimi al giorno: una vergogna. Ancor più grave è la scelta di destinare la spesa individuale e a favore di esercizi commerciali privati. Il finanziamento di 1,6 miliardi (limitato al solo anno 2027) doveva essere destinato a incrementare il Fondo nazionale la Non Autosufficienza e i relativi Piani appena approvati. Va sottolineato che il Fondo nazionale pubblico per la NA per il 2027 vale 1,3 miliardi, qui si destinano a spese verso i privati 1,6 miliardi! La manovra del Governo si tiene, qui sì coerente e senza sbavature, con interventi fiscali regressivi, favorevolo ai ceti sociali che già poco pagano (se e e quando non evadono) contrari alle necessità di avere entrate adeguate per le indispensabili spese per sanità, prnsioni, non autosufficienza, scuola, lavoro, giovani … Tabella 1 Incremento FSN bloccato a quote vincolate e spese autorizzate ma non coperte. Quote dell’incremento del FSN vincolate: 1.733 milioni € ddl Bilancio 2027 500 milioni di euro annui: a decorrere dall’anno 2027, vincolati all’aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti … comma 2 art. 69 100 milioni di euro per l’anno 2027: vincolati per il finanziamento delle spese per la malattia di Alzheimer e altre patologie di demenza senile. Misura una tantum, vaga e imprecisata. comma 3 art. 69 300 milioni di euro per l’anno 2027: per prestazioni aggiuntive dei dirigenti medici (213 milioni) e del personale sanitario (87 milioni) del comparto Sanità, dipendenti del SSN. comma 4 art 69 380 milioni di euro complessivi a decorrere dal 2027: (114 milioni per la dirigenza medica e 266 milioni per il personale del comparto sanità) per il personale operante nei servizi di pronto soccorso. comma 6 art. 69 292 milioni di euro annui: a decorrere dal 2028 ulteriore incremento del tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti di 0,2 punti percentuali; Misura a favore dei privati comma 1 art. 71 146 milioni di euro annui a decorrere dal 2027: incremento del tetto di spesa nazionale per l’acquisto di dispositivi medici, (+4,7% del FSN), a decorrere dall’anno 2027 Misura a favore dei privati comma 1 art. 73 15 milioni di euro annui: erogazione delle prestazioni sanitarie offerte dai servizi psicologici e terapeutico-riabilitativi in favore di soggetti dipendenti da sostanze e residenti in regioni diverse da quelle ove sono ubicati i suddetti servizi: comma 1 art. 75 Costi a carico del FSN non coperti dall’incremento del FSN: 525 milioni €   160 milioni di euro annui: sostegno degli investimenti delle aziende farmaceutiche, riducendo il payback a loro carico con un costo a carico del FSN. Misura a favore dei privati Commi da 2 a 8 dell’articolo 71 365 milioni di euro annui: con l’incremento di 3 punti percentuali del limite di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati […]

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  • Introduzione Questo articolo raccoglie pagine web, strumenti e approfondimenti pubblicati da enti europei e internazionali. I datori di lavoro e le figure aziendali che si occupano di salute e sicurezza possono così disporre di recenti risorse a cui ispirarsi per promuovere salute e ben-essere mentale nei propri luoghi di lavoro. Un tema sempre più rilevante e prioritario nelle realtà lavorative La salute e il ben-essere mentale è il tema scelto per l’edizione 2026-2028 della Campagna Ambienti di lavoro sani e sicuri, con il primo lancio il 13 ottobre 2026. È un appuntamento promosso da EU-OSHA – Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro – e, come le edizioni passate, rende disponibili strumenti pratici, consigli e risorse. Insieme possiamo prevenire i rischi psicosociali È la sfida lanciata dalla Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, che è stato il primo momento significativo della campagna (19-23 ottobre 2026). La Regione Piemonte ogni anno partecipa a questo appuntamento e dedica una pagina focus per raccogliere i progetti sulla salute e sulla sicurezza in azienda, portati avanti nell’ambito del Piano Regionale di Prevenzione, e le iniziative organizzate dalle ASL sul territorio per la settimana dedicata. Perché promuovere la salute e il ben-essere mentale sul luogo di lavoro La promozione della salute mentale sul lavoro è fondamentale per garantire a tutti un invecchiamento salutare e attivo. Essa può, infatti, ritardare il ricorso alle cure e prevenire il pensionamento anticipato e l’invalidità. Crescenti evidenze mostrano che la salute dei lavoratori è influenzata da rischi psicosociali, come le difficoltà legate alla conciliazione tra vita familiare e attività lavorativa, la precarietà del lavoro e lo stress lavoro-correlato. Coloro che soffrono di problemi psicosociali sul lavoro presentano livelli più elevati di problemi cardiaci e cardiovascolari e soffrono maggiormente di insonnia e depressione. Cosa si può fare Il sito web dell’EU-OSHA dedica una sezione alle azioni di base della promozione della salute e del ben-essere mentale negli ambienti di lavoro. Queste azioni si realizzano in tre direzioni: – prevenire e gestire i rischi psicosociali lavoro-correlati – creare ambienti di lavoro che accolgano le differenze e rimuovano le barriere alla partecipazione – sostenere i lavoratori con difficoltà professionali o personali. Individuare, gestire e ridurre i rischi psicosociali richiede osservazione e analisi delle modalità di organizzazione del lavoro e di come le persone interagiscono e lavorano insieme. Un ambiente di lavoro psicosociale favorevole promuove la fiducia, la cooperazione e combatte lo stigma, assicurando che i lavoratori possano mettere a frutto e sviluppare pienamente le loro capacità. Il coinvolgimento dei lavoratori è fondamentale, in quanto questi si trovano nella posizione migliore per riconoscere i problemi del luogo di lavoro. È stato dimostrato che la partecipazione continua è importante per gestire con successo i rischi psicosociali. Nuove forme di collaborazione e promozione della salute: raccomandazioni per le Piccole e Medie Imprese Tutelare la salute e il ben-essere di chi lavora oggi vuol dire considerare la crescente complessità dell’attuale mondo del lavoro e i suoi cambiamenti dinamici che rendono necessarie nelle aziende nuove forme di collaborazione, responsabilità condivise e organizzazione flessibile. Su questi aspetti, la Fondazione Promozione Salute Svizzera ha realizzato una fact sheet, rivolta principalmente alle Piccole e Medie Imprese, per descrivere: – le caratteristiche principali dei diversi approcci rispetto a strutture organizzative (olocrazia, sociocrazia), metodi dirigenziali (shared leadership, distributed leadership), modalità di lavoro in team (auto-organizzazione, metodi e pratiche agili) – opportunità e benefici che questi approcci apportano alle organizzazioni e al personale – senso di autoefficacia e autonomia, pertinenza e chiarezza degli obiettivi, sicurezza psicologica, … – i rischi da evitare, come i conflitti di ruolo, l’intensificazione del lavoro, l’auto-organizzazione bloccata, … e come evitarli, attraverso la sistematicità e coerenza nell’attuazione dei principi e delle pratiche – un modello strutturato in quattro fasi per facilitarne l’implementazione in un’ottica di promozione della salute, corredato da esempi pratici e testimonianze dirette di due aziende svizzere. Completano il documento un glossario dei principali termini e concetti chiave e i riferimenti bibliografici. Leggi la fact sheet: Nuove forme di collaborazione e promozione della salute: raccomandazioni per le PMI. Promozione Salute Svizzera, gennaio 2026. Cosa si può fare per gestire in azienda problematiche di salute mentale In un’azienda potrebbero esserci lavoratori con evidenti problematiche di salute mentale. I datori di lavoro non sono tenuti a diagnosticare o a trattare tali situazioni, ma possono sostenere i lavoratori adattando l’ambiente lavorativo e facilitando l’assistenza esterna, se necessario. Le misure di sicurezza e salute sul lavoro aiutano i lavoratori a continuare a lavorare senza che le loro condizioni peggiorino. La creazione di luoghi di lavoro inclusivi richiede il superamento dello stigma legato alla salute mentale, che spesso impedisce ai lavoratori di cercare aiuto. Riducendo lo stigma, le organizzazioni possono promuovere ambienti più sani e più sicuri per tutti. Come ridurre i rischi psicosociali per la salute dei lavoratori più anziani I lavoratori più anziani – di età compresa tra 55 e 65 anni – tendono a sperimentare maggiori rischi psicosociali rispetto ad altri gruppi di età. Le loro competenze possono diventare obsolete prima ancora che essi siano in grado di riqualificarle e migliorarle e i contratti di lavoro precari possono minare la loro capacità di costruire risorse sociali ed economiche. I lavoratori più anziani segnalano sempre più spesso rischi per la salute lavoro-correlati e hanno tassi più elevati di assenze per malattia. Ma non deve essere così. Se adeguatamente supportati e protetti, i lavoratori più anziani sono una risorsa per l’organizzazione, l’economia e la società. Rilanciamo, a questo proposito, il policy brief pubblicato da EuroHealthNet: Psychosocial risks & older workers’ health. Strategies for a healthier workplace (ottobre, 2022). Il policy brief contiene sei raccomandazioni per la mitigazione dei rischi psicosociali sul lavoro che dovrebbero essere adottate dai datori di lavoro e portate avanti dai responsabili delle politiche, a beneficio di tutti i lavoratori, ma soprattutto di quelli più anziani: – incoraggiare l’apprendimento permanente e lo sviluppo di competenze diverse – offrire opportunità di accedere a forme di lavoro flessibili – promuovere processi di tutoraggio […]

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  • Mentre il governo annuncia nuovi posti negli istituti penali per minorenni, un commento su The Lancet Child & Adolescent Health ricostruisce le evidenze sugli effetti della detenzione in adolescenza: più disturbi psichiatrici, più psicofarmaci, più recidiva. E ricorda che l’Italia, per anni, aveva indicato all’Europa una strada diversa. Per oltre trent’anni la giustizia minorile italiana è stata considerata un riferimento in Europa. Il codice del processo penale minorile del 1988 (DPR 448/1988) aveva posto al centro il recupero educativo dei ragazzi e le ragazze: la sospensione del processo con messa alla prova, l’irrilevanza del fatto, il carcere come misura di ultima istanza. Il titolo di un lavoro pubblicato nel 2025 sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione sintetizza il cambiamento avvenuto da allora: la detenzione minorile in Italia sarebbe passata da modello di protezione ammirato in Europa a luogo criminalizzante e patogeno. La stessa tesi è ora al centro di un commento pubblicato a settembre su The Lancet Child & Adolescent Health da dieci clinici e ricercatori attivi in cinque Paesi europei, dal titolo The pathogenic illusion of youth incarceration: a call for abolition medicine in Europe. Testo che è tornato d’attualità dopo che il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in seguito ai disordini delle scorse settimane, ha annunciato l’intenzione di ampliare la capienza degli istituti penali per minorenni (IPM) e di destinare ai minori alcune sezioni delle carceri per adulti. Un’inversione di rotta europea Gli autori collocano il caso italiano in una tendenza continentale. In Svezia, da maggio 2026, i quindicenni possono essere trasferiti in strutture gestite dall’amministrazione penitenziaria per adulti; in Francia, dopo una legge del giugno 2025 che ha inasprito la risposta penale verso i minori, si discute di abbassare a 16 anni la maggiore età penale. In Italia il decreto Caivano del 2023 ha ampliato i presupposti della custodia cautelare e il pacchetto sicurezza estende ai minori il fermo preventivo amministrativo; alcune proposte di legge prevedono inoltre una presunzione automatica di capacità per gli adolescenti tra 14 e 17 anni. Gli effetti sono già visibili nei numeri. Secondo i dati dell’osservatorio di Antigone richiamati nel commento, tra il 2023 e il 2024 la popolazione degli istituti minorili è cresciuta dell’80 per cento in Italia, del 50 per cento in Germania e di quasi il 20 per cento in Francia. Sul fronte delle condizioni di detenzione, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha chiesto alla Spagna di abbandonare la contenzione meccanica dei ragazzi detenuti, cioè la loro immobilizzazione a letti o strutture con cinghie o fascette. Un cervello in costruzione in un ambiente patogeno L’argomento centrale del commento è di natura evolutiva. L’adolescenza è una fase di intensa riorganizzazione cerebrale, nella quale le capacità di autoregolazione e di valutazione delle conseguenze sono ancora in maturazione e l’ambiente circostante incide in misura particolare sulla traiettoria di sviluppo. Gli autori, richiamando una revisione del 2020, definiscono il carcere un ambiente strutturalmente incompatibile con uno sviluppo adolescenziale sano. A rendere il quadro più grave è la popolazione che vi entra. Una metaregressione di 25 indagini pubblicata nel 2008 aveva documentato, tra gli adolescenti detenuti, prevalenze di disturbi psichiatrici – disturbo della condotta, depressione, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, uso di sostanze – molto superiori a quelle dei coetanei. Il Northwestern Juvenile Project, che ha seguito per 15 anni giovani entrati nel circuito della giustizia minorile negli Stati Uniti, ha mostrato che questi disturbi tendono a persistere in età adulta. Alla vulnerabilità preesistente si sommano sovraffollamento, violenza e isolamento disciplinare, oltre all’esposizione indiretta al trauma: assistere all’autolesionismo di un compagno o a una contenzione fisica, osservano gli autori, destabilizza a sua volta. In Italia il caso dell’IPM Cesare Beccaria di Milano, dove nel 2024 tredici agenti sono stati arrestati con l’accusa di abusi sistematici, è citato come esempio estremo di questa dinamica. Minori stranieri e accertamento dell’età Una parte rilevante della crescita riguarda i minori stranieri non accompagnati, che arrivano spesso con esperienze migratorie traumatiche e finiscono in detenzione in misura sproporzionata anche per la carenza di soluzioni di accoglienza alternative. Per questi ragazzi il problema si pone già all’ingresso: l’accertamento dell’età si basa ancora in larga parte su radiografie del polso e parametri biometrici, metodi con margini di errore ampi che, secondo gli autori, non dovrebbero sostituire una valutazione multidisciplinare di tipo psicosociale. Un errore di stima può determinare l’assegnazione a un circuito per adulti e l’esclusione dalle tutele previste per i minori. Il farmaco come strumento di gestione Il dato più netto riguarda i farmaci. Nei principali IPM italiani la somministrazione di psicofarmaci – soprattutto benzodiazepine, antipsicotici e ipnotici – è aumentata tra il 2023 e il 2024 in media del 41 per cento, misurata in dosi definite giornaliere (DDD), l’unità standard dell’OMS che consente di confrontare i consumi indipendentemente dalle dimensioni delle confezioni o dal numero di prescrizioni. Gli autori distinguono la cura psicofarmacologica appropriata dall’uso sistematico di sedativi per contenere le tensioni interne, una forma di contenzione farmacologica che medicalizza un disagio in larga parte situazionale ed espone i ragazzi al rischio di dipendenza iatrogena. Sul piano degli esiti a lungo termine, le evidenze raccolte nel commento convergono: la detenzione in adolescenza aumenta il rischio di depressione grave, disturbo post-traumatico da stress e disturbi da uso di sostanze, e si associa a tassi di recidiva più elevati, anche per reati violenti, rispetto ai programmi di diversione nella comunità. La misura adottata in nome della sicurezza tende quindi a produrre l’effetto opposto. Medici tra cura e custodia Il commento dedica attenzione anche alla posizione dei professionisti sanitari. Negli istituti di pena medici, infermieri e psicologi sono esposti a un conflitto di doppia lealtà, tra gli obblighi verso il paziente e le esigenze di sicurezza dell’istituzione: la richiesta di prescrivere sedativi a fini di gestione comportamentale, o la subordinazione della riservatezza e dell’indipendenza clinica ai protocolli di custodia, ne sono esempi. È una tensione che Scienza in rete ha già discusso a proposito dei medici coinvolti nelle valutazioni di idoneità al trattenimento nei CPR, e che […]

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  • L’infortunio che ha coinvolto Altin e Roberto è un caso sui generis, avvenuto in un contesto ad alto rischio: un cantiere autostradale, dove il traffico intenso e l’alta velocità dei veicoli rendono il lavoro particolarmente pericoloso. Quel giorno Roberto, alla guida di un furgone lanciato ad alta velocità, ha investito in pieno il furgone di Altin e della sua squadra, parcheggiato sulla corsia chiusa al traffico. Non si sa se per un colpo di sonno o per un malore. Il furgone di Altin, però, era stato sistemato con un’accortezza: le ruote erano girate verso il centro della carreggiata. Questa semplice precauzione ha fatto sì che l’urto lo spingesse verso la carreggiata e non in avanti, contro i lavoratori. Roberto ha perso la vita mentre Altin è stato portato al pronto soccorso, con lesioni non gravi. Gli altri lavoratori sono rimasti illesi. Puoi leggere la sintesi oppure la storia completa Successo o fallimento? collegarti al repertorio delle storie di infortunio fonte: https://www.dors.it/2026/10/successo-o-fallimento/  

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  • Chiediamo: ▪ Salari più alti e contratti rinnovati, nel pubblico e nel privato, per recuperare e aumentare il potere d’acquisto delle retribuzioni. ▪ Pensioni dignitose, con la piena rivalutazione degli assegni e il blocco dell’aumento dell’età pensionabile. ▪ Un fisco più giusto e progressivo, che restituisca il fiscal drag a lavoratori e pensionati, contrasti l’evasione fiscale e riduca le disuguaglianze. ▪ Più risorse per la sanità pubblica, la scuola, l’università e le politiche sociali, per garantire servizi accessibili e il diritto alla salute, all’istruzione e all’assistenza. ▪ Un piano per il lavoro e lo sviluppo, con politiche industriali capaci di affrontare le crisi, difendere l’occupazione e sostenere le trasformazioni produttive, a partire dal Mezzogiorno. ▪ Un futuro per le nuove generazioni, attraverso il contrasto alla precarietà, il diritto allo studio, salari dignitosi e politiche pubbliche per l’accesso alla casa. ▪ Più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con investimenti nella prevenzione, nei controlli e nella tutela di chi lavora. ▪ Una diversa destinazione delle risorse pubbliche, privilegiando i bisogni sociali, i servizi pubblici e la qualità della vita rispetto all’aumento delle spese militari. Informazioni sullo sciopero INFORMAZIONI SULLO SCIOPERO Lo sciopero interesserà l’intera giornata di lavoro, in tutti i settori pubblici e privati, compresi quelli in appalto e strumentali, nel rispetto della legge 146/90 e delle successive modificazioni. Saranno garantite le prestazioni indispensabili previste dalla normativa vigente. Il futuro è adesso · 20 novembre 2026

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  • Dopo nutrizione, attività fisica e alcol si chiude con il fumo la campagna di comunicazione “The Saboteurs” lanciata dalla Joint action (JA) PreventNCD, l’iniziativa europea per il contrasto alle malattie non trasmissibili. Per rimanere in salute, il consumo di tabacco andrebbe evitato. ll comportamento individuale, però, dovrebbe essere favorito dagli ambienti in cui le persone vivono, lavorano e trascorrono il loro tempo attraverso normative sociali e di marketing e disponibilità del prodotto. Il tabacco, infatti, rimane ampiamente accessibile in molti dei luoghi in cui viviamo. La campagna “The Saboteurs”, attraverso strumenti digitali tra cui un video animato, intende mostrare come tutti gli elementi del mondo intorno a noi agiscano da “sabotatori”, ostacolando silenziosamente le scelte salutari. Il messaggio chiave, infatti, è far comprendere come il contesto di vita influisca sulla nostra salute e di come piccole azioni quotidiane inserite in ambienti di vita che siano favorevoli alla salute possano aiutarci a vivere meglio e più a lungo. Leggi il Primo Piano e guarda su YouTube il video “The Saboteurs”.

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  • Offrire una panoramica sulla disponibilità di dati nei flussi correnti, relativamente alla salute dei migranti, sulle criticità nel produrre informazioni per l’analisi delle disuguaglianze sociali di salute e sulle possibili strategie per rendere operativi i dati prodotti, a supporto di politiche e interventi orientati all’equità per la promozione della salute dei migranti. È questo l’obiettivo del convegno nazionale “La ricerca per la promozione della salute dei migranti: capire dalle evidenze per agire”, organizzato dal Centro nazionale per la salute globale dell’ISS tenutosi il 24 settembre scorso. Leggi l’approfondimento con i materiali del convegno ISS. Risorse utili scarica il programma (pdf 208 kb) I poster (zip 9 Mb) il volume ISTISAN Congressi 26/C6 “La ricerca per la promozione della salute dei migranti: capire dalle evidenze per agire” (pdf 910 Kb).    

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  • La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 54/2026/G, la relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, esaminando lo stato di avanzamento degli interventi volti ad abbreviare i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, nonché l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate allo scopo. L’analisi evidenzia che le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario – sottolinea la Corte – persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi. L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa. Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti. In tale contesto, le misure introdotte dal D.L. n. 73 del 2024 delineano un nuovo modello di governance, fondato sul potenziamento dei sistemi di controllo, sulla digitalizzazione e sulla tempestiva disponibilità dei dati. Tale impianto, secondo la magistratura contabile, potrebbe favorire un miglioramento strutturale del sistema, i cui effetti potranno essere valutati in modo compiuto solo dopo la piena attuazione degli interventi previsti Vai al comunicato stampa. Documenti di riferimento Delibera n. 54/2026/G [1,685 MB PDF]

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  • Reati già previsti, pene moltiplicate e meno garanzie per i minori: il nuovo decreto scambia la propaganda penale per una politica capace di produrre sicurezza. Si può riscrivere il codice penale senza rendere più sicura una strada. Basta prendere condotte già punite, aggiungere un nome al catalogo dei reati, aumentare qualche pena e presentare il risultato come una risposta finalmente risolutiva. Il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, in vigore dal 23 ottobre, segue questa strada: alla violenza risponde semplicemente con un’altra stratificazione repressiva. La domanda che resta senza risposta è perché dovrebbero funzionare le nuove pene dove non hanno funzionato quelle precedenti. Il caso più evidente è il danneggiamento. Distruggere una vetrina durante una manifestazione era già reato: l’articolo 635 prevedeva da uno a cinque anni di carcere e una multa fino a diecimila euro. Il decreto sicurezza del 2025 aveva già alzato il minimo a un anno e sei mesi e la multa fino a quindicimila euro quando il fatto fosse commesso con violenza alla persona o minaccia. Prima ancora di misurare i risultati di quella stretta, ne arriva un’altra. Il nuovo articolo 635.1 aumenta la pena da un terzo alla metà quando agisce un gruppo organizzato, anche occasionalmente, di almeno cinque persone. Neppure il numero cinque è una scoperta. L’articolo 112 del codice penale già contempla, salvo diversa disposizione, un’aggravante quando nel reato concorrono almeno cinque persone; considera inoltre il ruolo di chi promuove, organizza o dirige la cooperazione. La nuova disposizione ha presupposti specifici e un aumento diverso: non è una copia perfetta. Ma rende difficile sostenere che lo Stato fosse disarmato davanti ai danneggiamenti di gruppo. Insomma il bulimico legislatore panpenalista torna su una condotta già punibile e su una maggiore pericolosità già riconosciuta Il nuovo delitto di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» completa l’operazione. Punisce con due-cinque anni di reclusione, oltre alla multa, determinate condotte compiute in un gruppo di almeno cinque persone: uso o lancio di oggetti offensivi, concreto pericolo per le persone e danni alle cose. Occorrono questi elementi: la semplice presenza in un corteo non basta. Ma danneggiamenti, lesioni e, quando ne ricorrano i presupposti, violenza o resistenza a pubblico ufficiale erano già perseguibili. La nuova fattispecie ricompone sotto un’etichetta politicamente spendibile comportamenti che erano già largamente intercettati dall’ordinamento penale italiano. Per chi organizza o promuove il gruppo, oppure incita o istiga alle condotte previste, la pena sale a quattro-dodici anni. Anche qui il terreno non era vuoto: l’istigazione pubblica a delinquere è già punita dall’articolo 414, che contempla anche un aggravamento per l’impiego di strumenti informatici. Le fattispecie non coincidono, ma la distanza tra le pene esige una giustificazione più seria della promessa di fermezza. Quanto a devastazione e saccheggio, la pena di base era già da otto a quindici anni. E dal 2019 esisteva già un’aggravante per i fatti commessi durante manifestazioni. Il decreto aggiunge un ulteriore aggravamento per quelli commessi, durante le manifestazioni, su beni in luoghi di vendita o deposito. Ancora una volta, nessuna impunità da colmare: una sanzione già severissima da rendere più severa. Sarebbe però sbagliato liquidare tutto come una ripetizione innocua. Per i ragazzi tra quattordici e diciotto anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, fino a prova contraria. Il processo minorile arretra così dall’accertamento individuale verso una risposta standardizzata. Si estende inoltre ai minori la disciplina dell’arresto in flagranza differita e si amplia la possibilità di custodia cautelare. L’annuncio è simbolico; le conseguenze sulla libertà sono concrete. Ai genitori arrivano multe, anche quando il minore non è imputabile, salvo la prova di non aver potuto impedire il fatto. Il sostegno educativo compare come una possibilità di segnalazione dopo la reiterazione e la sanzione. Prima il conto, poi eventualmente l’aiuto: una gerarchia che racconta bene l’idea di prevenzione del provvedimento. Anche il divieto del questore di radunarsi con determinate persone e l’ampliamento dell’accompagnamento e trattenimento preventivo spostano il baricentro verso il controllo anticipato. Sono poteri nuovi o estesi, da valutare per quanto incidono sulle libertà, senza confonderli con semplici ritocchi alle pene. Il bilancio finanziario rende infine esplicita la scelta politica: quasi cinque milioni di euro per cinquecento militari aggiuntivi a Milano fino alla fine dell’anno; per il resto, modifiche a costo zero. Poco impegnative dal punto di vista finanziario quanto redditizie da quello comunicativo. A farne le spese in fondo è solo il tessuto sociale di un paese sempre più sfilacciato e impaurito. Ovviamente nel decreto nessun investimento aggiuntivo nei servizi educativi e sociali chiamati a prevenire la violenza minorile. L’inutilità di questa stretta sta nella scorciatoia che propone: trattare l’esistenza di un altro reato come prova dell’esistenza di una politica di sicurezza. Il codice aveva già gli strumenti per punire gran parte delle condotte richiamate. Ciò che questo decreto non dimostra è perché aggiungere carcere, aggravanti e poteri di polizia dovrebbe impedirne la ripetizione. La propaganda ottiene subito il suo risultato: un nuovo annuncio. La sicurezza dei cittadini resta in attesa. FONTE: https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/la-sicurezza-a-colpi-di-fotocopia/

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  • Campagna di comunicazione 2026-2027 per la vaccinazione contro l’influenza stagionale. “Il vaccino, la risposta che ti protegge” La campagna di comunicazione promossa dal Ministero della Salute per la stagione 2026-2027 punta a promuovere la vaccinazione come principale strumento di prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue possibili complicanze. La vaccinazione è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente alle persone individuate dalle raccomandazioni nazionali, con particolare attenzione ai soggetti maggiormente esposti al rischio di complicanze. Informare in modo chiaro e corretto è fondamentale, ma non basta. È necessario partire dalle domande e dai bisogni informativi delle persone, offrendo risposte affidabili sulla sicurezza, sull’efficacia e sulle modalità della vaccinazione antinfluenzale. Passare dall’informazione al dialogo significa aiutare i cittadini a compiere scelte consapevoli e rafforzare la fiducia nella prevenzione e nel Servizio sanitario nazionale. Lo spot Il concept della campagna parte dagli interrogativi che le persone si pongono sulla vaccinazione antinfluenzale e li trasforma nel filo conduttore dei dialoghi dello spot. Attraverso un montaggio serrato e un’inquadratura in soggettiva, il racconto mette a confronto le molte domande dei cittadini – alcune semplici, altre curiose o inattese – con una risposta chiara: la vaccinazione, principale strumento di prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze. Il medico assume un ruolo centrale quale interlocutore autorevole e punto di raccordo tra le indicazioni di sanità pubblica e le domande dei cittadini, offrendo risposte chiare e comprensibili. Il messaggio della campagna è sintetizzato nel claim: “Il vaccino, la risposta che ti protegge”. Obiettivi Informare in modo chiaro e corretto sulla vaccinazione antinfluenzale, sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia Promuovere la vaccinazione, con particolare attenzione alle persone maggiormente esposte al rischio di complicanze Favorire il dialogo con i professionisti sanitari, aiutando i cittadini a trovare risposte affidabili ai propri dubbi Rafforzare la consapevolezza del valore della vaccinazione come scelta di prevenzione individuale e collettiva Target La campagna si rivolge alla popolazione generale, con particolare attenzione alle persone per le quali la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente. Sul sito del Ministero, area tematica Influenza, sono disponibili le informazioni aggiornate sulla vaccinazione e sui destinatari dell’offerta vaccinale. Mezzi e strumenti Lo spot radiotelevisivo, della durata di 30 secondi, sarà diffuso negli spazi RAI riservati alle pubbliche amministrazioni, tramite il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e sulle principali emittenti televisive commerciali nazionali e locali. La campagna sarà, inoltre, veicolata sulle principali emittenti Tv e radio private, nazionali e locali, testate stampa, cartacee e digitali, affissioni e attraverso i canali social istituzionali del Ministero della Salute. Timing Ottobre 2026 e nel corso della stagione influenzale 2026-2027. Materiali di campagna Spot radiotelevisivo Materiali social Per approfondire Sito tematico Influenza Domande e risposte fonte: https://www.salute.gov.it/new/it/campagna-di-comunicazione/campagna-di-comunicazione-2026-2027-la-vaccinazione-contro-linfluenza/

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