in PRIMO PIANO

  • Il Rapporto 2026 La prima pagina di questo rapporto è dedicata ai 50 anni dalla prima pubblicazione che definisce la mortalità evitabile: nel marzo 1976 veniva infatti pubblicato sul The New  England Journal of Medicine l’articolo Measuring the quality of medical care. A clinical method, a firma Rutstein DD, Rutstein, W Berenberg, TC Chalmers, CG Child 3rd, AP Fishman, EB Perrin [PubMed]. Uscendo in concomitanza con il mese dedicato alla lotta al cancro al seno, il Rapporto 2026 ospita un focus sui tumori della mammella e dell’utero, un simbolico contributo di MEV(i) alla campagna “Nastro Rosa” [LILT e AIRC]. Rapporto e banca dati navigabile sono aggiornati agli ultimi dati di mortalità per causa disponibili (2022 e 2023); la navigazione è stata arricchita inoltre con i cartogrammi regionali e provinciali. ► Download Rapporto 2026 (pdf) IN SINTESI È un’Italia spaccata in due, quella disegnata dall’ultima classifica provinciale MEV(i): lo studio mostra come nel Centro-Nord la mortalità evitabile prima dei 75 anni di età continui a diminuire a una velocità maggiore di quanto non accada nel Sud e nelle Isole, dove le cose migliorano ma più lentamente che altrove nonostante il più ampio margine di miglioramento a disposizione. Dal periodo pre-pandemia Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto, Marche ed Emilia Romagna occupano pressoché stabilmente le prime cinque posizioni della graduatoria regionale; altrettanto stabilmente Sicilia, Molise, Sardegna, Calabria e Campania si posizionano nelle ultime cinque …leggi tutto Il sito MEV(I): Mortalità Evitabile (con Intelligenza)  

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  • Nel 2025, si stima che siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra le persone, anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%).  L’incidenza della povertà assoluta per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri. Stabile anche l’incidenza della povertà relativa, che tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui. Oltre 5,4 milioni di individui in povertà assoluta in Italia nel 2025 Nel 2025 si stimano poco più di 2,1 milioni di famiglie in povertà assoluta; l’incidenza, pari all’8,0% sul totale delle famiglie residenti, risulta stabile rispetto al 2024. Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,4 milioni, rappresentano il 9,3% del totale dei residenti, quota che risulta anch’essa stabile rispetto a quella dell’anno precedente (per le variazioni statisticamente significative si veda il Prospetto 1 della Nota metodologica). La stabilità del fenomeno rispetto al 2024 conferma anche la più alta incidenza nel Mezzogiorno (coinvolge 813mila famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione), seguito dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Tra le famiglie assolutamente povere, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024). Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nord-ovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila). L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024, per effetto dell’aumento nelle Isole (dove dal 17,0% si sale al 19,0%). Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei comuni sopra i 50mila abitanti, nei comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1%. Le dinamiche sono tuttavia differenziate nelle ripartizioni: la stabilità nei comuni centro di area metropolitana è la sintesi di una flessione dell’incidenza nel Nord, dove dall’8,2% scende al 5% (nel Nord-ovest al 4,2%), e di un aumento nel Centro dove sale all’8,3% (dal 4,1% del 2024). Il miglioramento nei comuni più piccoli (non periferici delle aree metropolitane) è invece trainato dal Centro, con valori pari al 5,4% (dal 7,9% del 2024), e dal Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge l’8,2% (dall’11,0% del 2024). Si conferma critica la condizione delle famiglie più ampie L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie con un elevato numero di componenti: raggiunge il 19,2% tra quelle che ne hanno cinque o più e il 10,5% tra quelle con quattro, mentre scende all’8,4%, un valore comunque superiore alla media, tra le famiglie di tre componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su sei è in povertà assoluta (16,9%); anche per le famiglie di “altra tipologia”, dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è elevata (16,4%). Superiori alla media i valori dell’incidenza per le famiglie monogenitore tra le quali più di una su 10 (11,5%) è in povertà assoluta. La povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento (p.r.) con almeno 65 anni risulta più contenuta (6,1%) rispetto a quelle con p.r. più giovane: l’incidenza supera il 10% tra le famiglie con p.r. entro i 34 anni e tra quelle con età compresa fra i 45 e 54 anni, si attesta all’8,7% tra le famiglie con p.r. 35-44enne (in calo rispetto al 10,6% del 2024) e scende al 7,2% tra le famiglie di 55-64enni. Istruzione e lavoro rappresentano fattori di protezione contro la povertà L’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, l’incidenza è pari al 4,4%; è oltre due volte più elevata (11,9%) se la p.r. ha al massimo la licenza di scuola media e aumenta ulteriormente, salendo al 12,3%, per le famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza di scuola elementare. Per queste ultime, concentrate tra le famiglie di anziani, si registra un miglioramento dei valori dell’incidenza rispetto al 2024 (quando era pari al 14,4%). Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza di povertà è pari all’8,5% nel caso la p.r. sia lavoratore dipendente, arrivando al 14,3% se la persona di riferimento è inquadrata come operaio e assimilato. Fra le famiglie con persona di riferimento lavoratore indipendente, i valori più elevati dell’incidenza (6,6%) si registrano per le famiglie inquadrate come “altro indipendente” (indipendenti che non sono imprenditori né liberi professionisti). Infine, l’incidenza rimane su valori più elevati per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (20,7%), mentre tra le famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro risulta […]

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  • Il rapporto dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani richiama il contributo di undici organizzazioni della società civile italiana. Intanto dal prestigioso BMJ arriva l’appello: «La guerra alla droga è una guerra alle donne».  Le conseguenze delle politiche sulle droghe sui diritti delle donne e delle ragazze sono al centro del nuovo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il documento, che è stato presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, descrive un sistema nel quale repressione, disuguaglianze di genere e marginalità si rafforzano reciprocamente. E indica una direzione politica: ridurre il ricorso alla punizione, garantire servizi volontari e accessibili, considerare la depenalizzazione del possesso per uso personale e una regolamentazione responsabile. Il rapporto ONU A/HRC/63/56 cita[1] la submission promossa da undici organizzazioni, che analizza gli effetti delle restrizioni introdotte in Italia dal 2022 nelle politiche penali, penitenziarie e di sicurezza. Il documento italiano affronta cinque ambiti: piccoli reati di droga, giustizia minorile, rischio di trattamenti coercitivi in comunità “chiuse”, maternità ed esecuzione della pena, proteste in carcere. In quel passaggio l’OHCHR afferma che negare l’accesso ai programmi sociali sulla sola base della dipendenza, per esempio condizionando l’assistenza alla partecipazione a trattamenti o a test antidroga, può costituire una discriminazione inammissibile. A rafforzare il dibattito internazionale è intervenuto anche il prestigioso British Medical Journal – BMJ, con l’editoriale “The war on drugs is a war on women” a firma di Claudia Stoicescu, N A Mohd Salleh, Corina Giacomello, Rose André Y Faye e Rita Gatonye. Il testo denuncia come criminalizzazione, violenza e stigma ostacolino l’accesso delle donne alle cure e propone depenalizzazione del possesso, superamento delle pene minime obbligatorie per i reati minori e alternative alla detenzione. Chiede inoltre finanziamenti dedicati per servizi costruiti con le donne, che integrino riduzione del danno, salute sessuale e riproduttiva, sostegno contro la violenza e protezione sociale. «Il rapporto ONU rende visibile un problema che le politiche sulle droghe continuano troppo spesso a ignorare: le donne incontrano ostacoli specifici, prodotti anche dalle norme e dall’organizzazione dei servizi», dichiara Susanna Ronconi di Forum Droghe, che ha curato la submission. «La paura di perdere i figli, il peso delle responsabilità familiari, la violenza subita e lo stigma possono rendere difficile persino chiedere aiuto. Una politica efficace deve partire da queste condizioni e costruire risposte accessibili, rispettose e volontarie». «Il richiamo alla nostra nota è importante nella sua portata precisa: l’OHCHR la cita nel passaggio sulle discriminazioni nell’accesso ai servizi sociali», prosegue Ronconi. «L’assistenza non può diventare uno strumento di pressione sulle persone. Casa, sostegno economico e relazioni sono condizioni che possono rendere possibile un percorso di autonomia. Negarle a chi vive una difficoltà rischia di consolidare quella difficoltà». «L’editoriale del BMJ aggiunge una voce autorevole a questo confronto e pone una questione concreta: i servizi per le donne devono essere parte essenziale dell’offerta, con risorse dedicate», aggiunge Ronconi. «Servono luoghi sicuri, sostegno tra pari, possibilità di accedere alle cure senza dover rinunciare alla cura dei figli. E serve riconoscere che le donne che usano droghe possiedono competenze sulla propria vita che devono entrare nelle decisioni». «Nel contributo italiano abbiamo contestato l’inasprimento penale e il rischio di percorsi terapeutici segnati dalla coercizione», conclude Ronconi. «Quando la scelta viene compiuta sotto la minaccia del carcere, occorre interrogarsi sulla libertà del consenso. Le indicazioni dell’ONU e le proposte dell’editoriale BMJ ci chiedono di investire nelle alternative, nei servizi territoriali e nella partecipazione delle donne. È su questo terreno che dobbiamo valutare anche le politiche italiane». Le organizzazioni firmatarie chiedono un confronto pubblico sulle conseguenze delle politiche italiane e sulle riforme necessarie per garantire accesso non discriminatorio all’assistenza, trattamenti volontari, sostegno alla maternità, alternative al carcere e partecipazione delle donne che usano droghe. Dichiarazioni delle associazioni italiane firmatarie Forum Droghe – Stefano Vecchio, Presidente «La valutazione delle politiche sulle droghe deve includere i danni prodotti dalla repressione. Il rapporto ONU e l’editoriale del BMJ offrono indicazioni convergenti: ridurre il ricorso al carcere, garantire accesso alla salute e coinvolgere le persone interessate. Chiediamo che questi criteri orientino anche le scelte italiane». Fondazione LILA Milano – Lella Cosmaro, Veronica Walsh, operatrici e attiviste «La paura del giudizio può allontanare le donne dalla prevenzione, dai test e dalle cure. Occorre integrare riduzione del danno, prevenzione dell’HIV e delle epatiti, salute sessuale e riproduttiva e sostegno sociale, attraverso servizi capaci di accogliere senza stigmatizzare». LILA Nazionale OdV – Giusi Giupponi – Presidente, Attivista «La tutela della salute richiede fiducia, riservatezza e accesso effettivo ai servizi. Le politiche punitive e lo stigma, possono compromettere queste condizioni e rendere più difficile la prevenzione dell’HIV  e l’accesso alle cure. Chiediamo risposte che raggiungano le donne e rimuovano le discriminazioni, anche nei percorsi assistenziali». Diritti Globali–SocietàINformazione – Sergio Segio, presidente «Le conseguenze delle politiche sulle droghe attraversano libertà, salute, casa, lavoro e relazioni familiari. Quando povertà e stigma diventano ragioni di esclusione, la disuguaglianza si approfondisce. Rendere visibili questi effetti è necessario per chiamare le istituzioni alle proprie responsabilità». CNCA – Caterina Pozzi, Presidente Nazionale «I percorsi di cura devono fondarsi sulla relazione, sul consenso e su progetti individualizzati. Abbiamo segnalato il rischio di risposte residenziali che riproducano la chiusura detentiva. Servono interventi territoriali e possibilità diverse, capaci di sostenere l’autonomia e i legami delle persone». La Società della Ragione – Giulia Melani, presidente  «Per le madri che usano droghe lo stigma può pesare sulla valutazione delle capacità genitoriali e sull’accesso alle opportunità fuori dal carcere. La protezione dei bambini richiede sostegni concreti e valutazioni individuali, con soluzioni che tutelino insieme i diritti delle donne e quelli dei loro figli». CGIL — Alessandra Tersigni – Responsabile nazionale carcere e dipendenze «Il diritto alla salute e alla protezione sociale ha bisogno di servizi pubblici accessibili, personale e risorse. Una casa, un reddito e un’opportunità di lavoro possono rendere praticabile un percorso di autonomia. Il sostegno non può essere subordinato a condizioni che alimentano lo stigma o limitano l’autodeterminazione: servono politiche che rimuovano gli ostacoli all’autonomia, non che li trasformino in ulteriori strumenti di […]

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  • AUDIZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SUL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA (DPFP) 2026 Lunedì 12 ottobre 2026 (ore 14), a Roma, nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, la Corte dei conti è stata audita, dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026. Qui riportiamo alcune parti relative alla spesa sanitaria, al finanziamento SSN e al potenziamento dei servizi socio sanitari del territorio. LA SPESA SANITARIA …Quanto all’incidenza sul Pil, si evidenzia, invece, una parziale revisione rispetto al DFP di aprile, per effetto della nuova stima, in aumento, del Pil nominale. Se per il 2026 viene confermato il valore del 6,4 per cento, per il triennio successivo la nuova previsione scende al 6,3 per cento, contro il 6,4 per cento previsto dal DFP di aprile per ciascuno degli anni 2027-2029. Se per il 2026 viene confermato il valore del 6,4 per cento, per il triennio successivo la nuova previsione scende al 6,3 per cento, contro il 6,4 per cento previsto dal DFP di aprile per ciascuno degli anni 2027-2029. Pertanto, nel nuovo quadro tendenziale la spesa sanitaria, pur aumentando in valore assoluto da 148,8 miliardi nel 2026 a 160,0 miliardi nel 2029, presenta una lieve riduzione della propria incidenza sul Pil nel triennio finale di previsione. … Alla luce degli andamenti descritti, assume particolare rilievo l’esigenza che la prossima manovra di bilancio tenga conto dell’evoluzione della spesa sanitaria delineata nel quadro tendenziale, assicurando un adeguato livello di finanziamento del SSN. 45. Sul fronte del potenziamento della medicina territoriale, il DPFP richiama il percorso di completamento delle strutture di prossimità finanziate con il PNRR (in particolare Case e Ospedali di Comunità) e gli interventi necessari ad assicurarne la piena operatività entro la fine del 2026. Il completamento della rete territoriale e l’effettiva attivazione dei relativi servizi comporteranno, oltre agli investimenti già programmati, maggiori fabbisogni di spesa corrente per l’acquisto di beni/servizi e per il personale dipendente e convenzionato, dei quali sarà necessario tenere conto nell’ambito della prossima manovra di bilancio. …LEGGI IL CAPITOLO LA SANITA’  

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  • La Camera ha approvato il disegno di legge: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” (C. 2789A). Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Carer: La Camera ha approvato una legge “sui” caregiver non “per” i caregiver. Caregiver, la Camera approva un ddl inutile: Cgil: “Non risponde alle reali esigenze delle persone che svolgono attività di cura” Cittadinanzattiva, Legge sui caregiver: grande delusione in merito al testo approvato alla Camera dei Deputati Caregiver familiari: primo sì della Camera, con diversi nodi aperti

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  • In Italia, per il biennio 2024-2025, le sorveglianze PASSI e Passi d’Argento stimano che il 43% degli adulti e il 54% degli ultra 65enni siano in eccesso ponderale. Consulta i dati PASSI  sovrappeso e obesità (età 18-69) i dati PASSI d’Argento sovrappeso e obesità (età over65)

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  • La Costituzione indica una strada precisa: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sulla pace. Questa strada è ancora la nostra Via Maestra. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta. 📉 IL LAVORO È PIÙ POVERO E PRECARIO I salari sono troppo bassi, la ricchezza si concentra e le disuguaglianze crescono, troppe persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fine mese. Non si investe sulla sicurezza e crescono infortuni e morti sul lavoro, una drammatica spirale che va fermata. Per migliaia di giovani l’unica possibilità di costruirsi un futuro è emigrare. 🏥 LA SANITÀ E LA SCUOLA PUBBLICHE SONO SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ Si taglia il pubblico a vantaggio del privato, le liste d’attesa si allungano, curarsi è sempre più costoso, manca personale, non si investe sulla non autosufficienza. Anche nell’istruzione si continuano a ridurre le risorse, mentre aumentano i divari sociali e territoriali. 🏭 IL SISTEMA PRODUTTIVO PERDE PEZZI Crisi industriali, delocalizzazioni e mancanza di investimenti mettono a rischio posti di lavoro e interi territori. La transizione ecologica, urgente per contrastare la crisi climatica in atto, viene rallentata invece di essere trasformata in un’occasione per creare buona occupazione, innovazione e sviluppo. 🌍 L’EMERGENZA CLIMATICA È DRAMMATICA L’aumento delle temperature e la crisi energetica generata dalle guerre e dai conflitti geopolitici richiedono con urgenza politiche per la giusta transizione fondate non sul nucleare, già bocciato per due volte dalle cittadine e dai cittadini italiani, sulla difesa del territorio, sulle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico, le uniche misure in grado di abbattere strutturalmente il costo delle bollette, rinnovare il nostro sistema industriale, tutelare il lavoro. 💸 IL COSTO DELLA VITA È INSOSTENIBILE Carrello della spesa, casa, energia e trasporti assorbono gran parte dei salari e delle pensioni. Crescono le persone in condizione di povertà ed esclusione. Il sistema fiscale continua a pesare soprattutto sui redditi fissi, mentre grandi ricchezze, rendite ed extraprofitti esplodono e vengono tassati meno di stipendi e pensioni. 🕊️ SI TAGLIANO SALARI, SANITÀ, SCUOLA, PREVIDENZA E SERVIZI PUBBLICI PER INVESTIRE DECINE DI MILIARDI NEL RIARMO Portare la spesa militare verso il 5% del Pil significa sottrarre enormi risorse alle vere priorità dei cittadini. Noi chiediamo un’altra sicurezza: quella di un lavoro sicuro, di una casa, di un’istruzione di qualità, del diritto alla salute e di un’economia di pace. Una sicurezza che si garantisce con accoglienza e integrazione, non alzando muri. ✊ LA DEMOCRAZIA VA DIFESA La libertà di informazione va garantita e il diritto di manifestare, protestare e dissentire non può essere considerato un problema di ordine pubblico. I decreti sicurezza restringono gli spazi del dissenso; l’Autonomia differenziata spacca l’Italia; la controriforma elettorale aggrava la crisi di rappresentanza, compromette gli equilibri istituzionali e concentra tutto il potere nelle mani di un governo di minoranza nel Paese. NOI SCEGLIAMO UN’ALTRA STRADA LA STRADA DELLA COSTITUZIONE IL 17 OTTOBRE SCENDIAMO IN PIAZZA PER: PIÙ SALARI, MENO PRECARIETÀ Aumentare stipendi e pensioni, cancellare i contratti precari, contrastare il lavoro povero e il divario retributivo tra donne e uomini. UN FISCO DAVVERO GIUSTO Combattere l’evasione; ridurre il carico scale su salari e pensioni; tassare extraprofitti, rendite e grandi ricchezze; garantire la progressività scale: chi ha di più deve contribuire di più. SANITÀ E ISTRUZIONE PUBBLICHE PER TUTTE E TUTTI Portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l’istruzione al 5%. Assumere personale, ridurre le liste d’attesa, garantire servizi pubblici di qualità in ogni parte del Paese. LAVORO E AMBIENTE, INSIEME Investire in una vera politica industriale e guidare la transizione ecologica creando buona occupazione. Industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio devono essere parte dello stesso progetto. PACE, NON RIARMO No all’aumento della spesa militare. Sì alla diplomazia, alla cooperazione, al disarmo e a una politica di pace. LIBERTÀ DI DISSENSO Difendere il diritto di manifestare democraticamente, garantire gli spazi sociali, abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione. DIFENDERE E ATTUARE LA COSTITUZIONE Difendere l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei diritti, l’unità del Paese; promuovere la rappresentanza e la partecipazione democratica. IL FUTURO È UNA SCELTA La vittoria al referendum sulla giustizia ha dimostrato che, insieme, possiamo fare la differenza. Oltre cento associazioni già aderiscono alla Via Maestra. Unisciti a noi. LAVORO • PACE • AMBIENTE • WELFARE • COSTITUZIONE 17 OTTOBRE • ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE 📍 Concentramento: Piazza della Repubblica ore 13.30 🚩 Corteo fino a Piazza del Popolo 🕔 Conclusione prevista intorno alle ore 17.00 La Via Maestra 17 ottobre 2026 – Volantino A4 – Pdf fonte: https://www.cgil.it/campagne-e-iniziative/lavoro-pace-ambiente-welfare-costituzione-insieme-sulla-via-maestra-17-ottobre-manifestazione-nazionale-a-roma-bq830bx0

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  • Una città può farci ammalare. Traffico, inquinamento atmosferico, rumore, caldo, sedentarietà, scarsità di verde, isolamento sociale e difficoltà di accesso ai servizi non sono problemi separati: sono caratteristiche dell’ambiente urbano che incidono quotidianamente sulla salute. Ma vale anche il contrario. Una città può essere progettata in modo da ridurre l’esposizione ai rischi, favorire attività fisica e relazioni sociali, proteggere dal caldo, garantire accesso al verde e ai servizi essenziali e rendere più facile vivere bene anche senza automobile. È questo il senso di una “città che cura”. Non una città trasformata in un grande ospedale, ma un ambiente urbano nel quale la prevenzione comincia prima dell’ingresso nel sistema sanitario. L’Organizzazione mondiale della sanità parla da tempo di healthy urban planning: una pianificazione che mette le persone e le comunità al centro e valuta le conseguenze delle decisioni urbanistiche sulla salute e sul benessere. La questione riguarda sempre di più anche l’equità, perché le popolazioni economicamente e socialmente più fragili tendono a vivere nei quartieri maggiormente esposti a traffico, rumore, caldo e carenza di verde. La salute si costruisce anche fuori dagli ospedali La sanità interviene prevalentemente quando un problema di salute si è già manifestato. La città, invece, può incidere sui determinanti della salute ogni giorno. L’OMS ricorda che sistemi di trasporto urbano mal progettati contribuiscono a incidentalità stradale, inquinamento atmosferico e acustico e ostacolano l’attività fisica; la scarsità di verde, l’isola di calore urbana e la mancanza di spazi per camminare o pedalare sono a loro volta associate a condizioni meno favorevoli alla salute. Questo significa che molte decisioni apparentemente “urbanistiche” sono anche decisioni sanitarie: quanto spazio assegnare alle automobili, dove localizzare una scuola, quanto verde mantenere in un quartiere, se costruire un marciapiede continuo, se consentire nuove abitazioni lungo una grande arteria stradale, se un anziano possa raggiungere a piedi una farmacia o un ambulatorio. Il principio dovrebbe essere semplice: prima di approvare una trasformazione urbana, chiedersi anche quali effetti produrrà sulla salute. Il verde è un’infrastruttura sanitaria, non un ornamento Tra gli elementi più studiati c’è il verde urbano. Parchi, alberi, giardini e altri spazi naturali possono favorire attività fisica, ridurre lo stress, aumentare le occasioni di relazione sociale e contribuire a ridurre caldo, rumore e alcuni inquinanti atmosferici. WHO Europe sottolinea che gli spazi verdi urbani possono produrre benefici sia diretti sia indiretti sulla salute, compresi effetti sul benessere mentale e sulla mortalità. Ha sviluppato anche GreenUr, uno strumento destinato alle città per stimare disponibilità, accessibilità e possibili benefici sanitari degli spazi verdi. Ma il dato quantitativo non basta. Un grande parco distante diversi chilometri non sostituisce necessariamente piccoli spazi verdi accessibili quotidianamente. Conta la distribuzione, la vicinanza alle abitazioni, l’accessibilità per bambini, anziani e persone con disabilità, la qualità della vegetazione, la sicurezza e la possibilità di utilizzare realmente lo spazio. Il criterio quindi non dovrebbe essere soltanto quanti metri quadrati di verde possiede una città, ma quanti cittadini possano raggiungere facilmente un luogo verde di qualità. Anche l’acqua può curare la città Lo stesso vale per gli spazi blu: fiumi, canali, laghi, coste e altre superfici d’acqua. WHO Europe evidenzia come gli ambienti naturali e gli spazi blu possano favorire salute mentale, attività fisica, socialità e qualità urbana, purché siano accessibili e gestiti in sicurezza. Recuperare un fiume urbano significa quindi qualcosa di più che realizzare un’opera paesaggistica. Può creare percorsi pedonali e ciclabili, aumentare biodiversità, ridurre il caldo, offrire spazi di socialità e, quando la rinaturalizzazione è progettata correttamente, contribuire anche alla gestione delle acque. La città che cura non separa quindi salute, natura, adattamento climatico e qualità dello spazio pubblico. Una città più fresca è una città più sana Le ondate di calore stanno rendendo evidente quanto il modo in cui costruiamo le città incida sul rischio sanitario. Edifici, asfalto e superfici impermeabili accumulano calore durante il giorno e lo restituiscono durante la notte, creando l’isola di calore urbana. Nei quartieri più densi e meno verdi le temperature possono rimanere elevate proprio nelle ore nelle quali l’organismo dovrebbe recuperare. Ambientenonsolo ha recentemente approfondito il rapporto tra caldo e salute nelle città attraverso il progetto H2C, che sottolinea l’urgenza di integrare adattamento climatico e prevenzione sanitaria. Alberi con chiome sufficientemente grandi, ombra lungo i percorsi pedonali, parchi, acqua, materiali meno assorbenti, de-impermeabilizzazione e ventilazione urbana non sono quindi soltanto elementi di progettazione ambientale: possono diventare misure di sanità pubblica. Camminare dovrebbe essere la scelta più semplice Una parte consistente dell’attività fisica quotidiana non deriva dallo sport, ma dagli spostamenti ordinari. Se scuole, negozi, servizi e fermate del trasporto pubblico sono raggiungibili a piedi o in bicicletta, muoversi diventa parte della vita quotidiana. Se invece le distanze sono grandi, le strade insicure e i marciapiedi insufficienti, l’automobile diventa quasi obbligatoria. L’OMS ricorda che una quota elevata degli spostamenti automobilistici europei riguarda distanze molto brevi: circa il 30% è inferiore a tre chilometri e la metà a cinque chilometri. Questo significa che urbanistica e mobilità possono trasformare l’attività fisica da scelta individuale a caratteristica strutturale dell’ambiente urbano. Ambientenonsolo ha raccontato proprio questa impostazione nelle linee guida milanesi per la mobilità attiva, dove camminare e pedalare vengono considerate infrastrutture di salute, sicurezza, accessibilità e inclusione. La prossimità non è soltanto una questione di minuti La cosiddetta città dei 15 minuti ha avuto il merito di riportare l’attenzione sulla distanza tra abitazioni e attività quotidiane. Ma la vera questione non è se un servizio si trovi esattamente a quindici minuti. Conta se le persone possano raggiungere facilmente: scuole; servizi sanitari; alimentari; trasporto pubblico; verde; strutture sportive; luoghi di socialità; servizi amministrativi e culturali. Una città nella quale le necessità quotidiane richiedono continui spostamenti automobilistici produce traffico, emissioni e sedentarietà, ma crea anche una forma di esclusione per chi non guida: bambini, adolescenti, anziani, persone con disabilità o famiglie che non dispongono di un’automobile. La prossimità è quindi anche una politica di autonomia e uguaglianza. Lo spazio pubblico può produrre salute Nel 2025 Ambientenonsolo ha già raccontato il rapporto delle Nazioni Unite Healthier Cities and Communities Through Public Spaces, che considera gli spazi pubblici una leva per […]

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  • La voce di Franca Ongaro Basaglia raccolta per la prima volta in un unico volume, svela la centralità dello sguardo di una donna che ha raccontato in presa diretta alcune delle più importanti conquiste del Novecento ancora oggi fondamentali. Se ne discute al Senato della Repubblica il 3 novembre prossimo obbligatoria l’iscrizione per entrare al Senato, scrivi a: info@archiviobasaglia.org “Personalmente devo dire che non mi interessa impadronirmi del coltello strappato dalle mani dell’ uomo. Non saprei che farmene, esattamente come non capisco e non ho mai capito perché io abbia dovuto e debba vivere sotto la minaccia di un coltello, solo perché sono una donna. Se dalla mia lotta isolata, individuale, privata, unita alla lotta di tutte le donne, io mi trovassi con un coltello in mano, preferirei non far parte di questo nuovo mondo. Perché io credo ancora che non esista libertà se non nel legame che ci aiuta a lottare contro tutto ciò che ci divide.” Franca Ongaro Basaglia 1977

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  • Giornata Internazionale della Salute Mentale La Giornata Internazionale della Salute Mentale si celebra il 10 ottobre di ogni anno. Per le Nazioni Unite il benessere e la salute mentale personale sono una priorità in ogni momento. E’ fondamentale oggi più che mai portare alla luce questa discussione. Il tema della  Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026  è stato scelto come  “Esperienze vissute ascoltate: voci vere, cambiamento reale …leggi tutto su ONU leggi il post UNASAM Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale leggi il contributo CGIL per la Giornata mondiale della salute mentale 2026 leggi il contributo SIEP il contributo grafico del Coordinamento nazionale Salute Mentale

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