La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 54/2026/G, la relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, esaminando lo stato di avanzamento degli interventi volti ad abbreviare i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, nonché l’utilizzo delle risorse finanziarie destinate allo scopo. L’analisi evidenzia che le liste di attesa continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema sanitario, legata non solo agli effetti della pandemia, ma anche a fattori organizzativi, gestionali e programmatori. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario – sottolinea la Corte – persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi. L’incremento dei finanziamenti non ha, inoltre, sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa. Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi. La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti. In tale contesto, le misure introdotte dal D.L. n. 73 del 2024 delineano un nuovo modello di governance, fondato sul potenziamento dei sistemi di controllo, sulla digitalizzazione e sulla tempestiva disponibilità dei dati. Tale impianto, secondo la magistratura contabile, potrebbe favorire un miglioramento strutturale del sistema, i cui effetti potranno essere valutati in modo compiuto solo dopo la piena attuazione degli interventi previsti Vai al comunicato stampa. Documenti di riferimento Delibera n. 54/2026/G [1,685 MB PDF]
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Reati già previsti, pene moltiplicate e meno garanzie per i minori: il nuovo decreto scambia la propaganda penale per una politica capace di produrre sicurezza. Si può riscrivere il codice penale senza rendere più sicura una strada. Basta prendere condotte già punite, aggiungere un nome al catalogo dei reati, aumentare qualche pena e presentare il risultato come una risposta finalmente risolutiva. Il decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, in vigore dal 23 ottobre, segue questa strada: alla violenza risponde semplicemente con un’altra stratificazione repressiva. La domanda che resta senza risposta è perché dovrebbero funzionare le nuove pene dove non hanno funzionato quelle precedenti. Il caso più evidente è il danneggiamento. Distruggere una vetrina durante una manifestazione era già reato: l’articolo 635 prevedeva da uno a cinque anni di carcere e una multa fino a diecimila euro. Il decreto sicurezza del 2025 aveva già alzato il minimo a un anno e sei mesi e la multa fino a quindicimila euro quando il fatto fosse commesso con violenza alla persona o minaccia. Prima ancora di misurare i risultati di quella stretta, ne arriva un’altra. Il nuovo articolo 635.1 aumenta la pena da un terzo alla metà quando agisce un gruppo organizzato, anche occasionalmente, di almeno cinque persone. Neppure il numero cinque è una scoperta. L’articolo 112 del codice penale già contempla, salvo diversa disposizione, un’aggravante quando nel reato concorrono almeno cinque persone; considera inoltre il ruolo di chi promuove, organizza o dirige la cooperazione. La nuova disposizione ha presupposti specifici e un aumento diverso: non è una copia perfetta. Ma rende difficile sostenere che lo Stato fosse disarmato davanti ai danneggiamenti di gruppo. Insomma il bulimico legislatore panpenalista torna su una condotta già punibile e su una maggiore pericolosità già riconosciuta Il nuovo delitto di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» completa l’operazione. Punisce con due-cinque anni di reclusione, oltre alla multa, determinate condotte compiute in un gruppo di almeno cinque persone: uso o lancio di oggetti offensivi, concreto pericolo per le persone e danni alle cose. Occorrono questi elementi: la semplice presenza in un corteo non basta. Ma danneggiamenti, lesioni e, quando ne ricorrano i presupposti, violenza o resistenza a pubblico ufficiale erano già perseguibili. La nuova fattispecie ricompone sotto un’etichetta politicamente spendibile comportamenti che erano già largamente intercettati dall’ordinamento penale italiano. Per chi organizza o promuove il gruppo, oppure incita o istiga alle condotte previste, la pena sale a quattro-dodici anni. Anche qui il terreno non era vuoto: l’istigazione pubblica a delinquere è già punita dall’articolo 414, che contempla anche un aggravamento per l’impiego di strumenti informatici. Le fattispecie non coincidono, ma la distanza tra le pene esige una giustificazione più seria della promessa di fermezza. Quanto a devastazione e saccheggio, la pena di base era già da otto a quindici anni. E dal 2019 esisteva già un’aggravante per i fatti commessi durante manifestazioni. Il decreto aggiunge un ulteriore aggravamento per quelli commessi, durante le manifestazioni, su beni in luoghi di vendita o deposito. Ancora una volta, nessuna impunità da colmare: una sanzione già severissima da rendere più severa. Sarebbe però sbagliato liquidare tutto come una ripetizione innocua. Per i ragazzi tra quattordici e diciotto anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, fino a prova contraria. Il processo minorile arretra così dall’accertamento individuale verso una risposta standardizzata. Si estende inoltre ai minori la disciplina dell’arresto in flagranza differita e si amplia la possibilità di custodia cautelare. L’annuncio è simbolico; le conseguenze sulla libertà sono concrete. Ai genitori arrivano multe, anche quando il minore non è imputabile, salvo la prova di non aver potuto impedire il fatto. Il sostegno educativo compare come una possibilità di segnalazione dopo la reiterazione e la sanzione. Prima il conto, poi eventualmente l’aiuto: una gerarchia che racconta bene l’idea di prevenzione del provvedimento. Anche il divieto del questore di radunarsi con determinate persone e l’ampliamento dell’accompagnamento e trattenimento preventivo spostano il baricentro verso il controllo anticipato. Sono poteri nuovi o estesi, da valutare per quanto incidono sulle libertà, senza confonderli con semplici ritocchi alle pene. Il bilancio finanziario rende infine esplicita la scelta politica: quasi cinque milioni di euro per cinquecento militari aggiuntivi a Milano fino alla fine dell’anno; per il resto, modifiche a costo zero. Poco impegnative dal punto di vista finanziario quanto redditizie da quello comunicativo. A farne le spese in fondo è solo il tessuto sociale di un paese sempre più sfilacciato e impaurito. Ovviamente nel decreto nessun investimento aggiuntivo nei servizi educativi e sociali chiamati a prevenire la violenza minorile. L’inutilità di questa stretta sta nella scorciatoia che propone: trattare l’esistenza di un altro reato come prova dell’esistenza di una politica di sicurezza. Il codice aveva già gli strumenti per punire gran parte delle condotte richiamate. Ciò che questo decreto non dimostra è perché aggiungere carcere, aggravanti e poteri di polizia dovrebbe impedirne la ripetizione. La propaganda ottiene subito il suo risultato: un nuovo annuncio. La sicurezza dei cittadini resta in attesa. FONTE: https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/la-sicurezza-a-colpi-di-fotocopia/
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Campagna di comunicazione 2026-2027 per la vaccinazione contro l’influenza stagionale. “Il vaccino, la risposta che ti protegge” La campagna di comunicazione promossa dal Ministero della Salute per la stagione 2026-2027 punta a promuovere la vaccinazione come principale strumento di prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue possibili complicanze. La vaccinazione è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente alle persone individuate dalle raccomandazioni nazionali, con particolare attenzione ai soggetti maggiormente esposti al rischio di complicanze. Informare in modo chiaro e corretto è fondamentale, ma non basta. È necessario partire dalle domande e dai bisogni informativi delle persone, offrendo risposte affidabili sulla sicurezza, sull’efficacia e sulle modalità della vaccinazione antinfluenzale. Passare dall’informazione al dialogo significa aiutare i cittadini a compiere scelte consapevoli e rafforzare la fiducia nella prevenzione e nel Servizio sanitario nazionale. Lo spot Il concept della campagna parte dagli interrogativi che le persone si pongono sulla vaccinazione antinfluenzale e li trasforma nel filo conduttore dei dialoghi dello spot. Attraverso un montaggio serrato e un’inquadratura in soggettiva, il racconto mette a confronto le molte domande dei cittadini – alcune semplici, altre curiose o inattese – con una risposta chiara: la vaccinazione, principale strumento di prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze. Il medico assume un ruolo centrale quale interlocutore autorevole e punto di raccordo tra le indicazioni di sanità pubblica e le domande dei cittadini, offrendo risposte chiare e comprensibili. Il messaggio della campagna è sintetizzato nel claim: “Il vaccino, la risposta che ti protegge”. Obiettivi Informare in modo chiaro e corretto sulla vaccinazione antinfluenzale, sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia Promuovere la vaccinazione, con particolare attenzione alle persone maggiormente esposte al rischio di complicanze Favorire il dialogo con i professionisti sanitari, aiutando i cittadini a trovare risposte affidabili ai propri dubbi Rafforzare la consapevolezza del valore della vaccinazione come scelta di prevenzione individuale e collettiva Target La campagna si rivolge alla popolazione generale, con particolare attenzione alle persone per le quali la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente. Sul sito del Ministero, area tematica Influenza, sono disponibili le informazioni aggiornate sulla vaccinazione e sui destinatari dell’offerta vaccinale. Mezzi e strumenti Lo spot radiotelevisivo, della durata di 30 secondi, sarà diffuso negli spazi RAI riservati alle pubbliche amministrazioni, tramite il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e sulle principali emittenti televisive commerciali nazionali e locali. La campagna sarà, inoltre, veicolata sulle principali emittenti Tv e radio private, nazionali e locali, testate stampa, cartacee e digitali, affissioni e attraverso i canali social istituzionali del Ministero della Salute. Timing Ottobre 2026 e nel corso della stagione influenzale 2026-2027. Materiali di campagna Spot radiotelevisivo Materiali social Per approfondire Sito tematico Influenza Domande e risposte fonte: https://www.salute.gov.it/new/it/campagna-di-comunicazione/campagna-di-comunicazione-2026-2027-la-vaccinazione-contro-linfluenza/
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10 ottobre: quale è il senso di istituire e “celebrare” la giornata mondiale dedicata alla salute mentale? Perchè è necessario e importante mantenere alta l’attenzione su un tema “scomodo”, dalle dimensioni misconosciute o sottovalutate, su cui pesano pregiudizi e fatiche organizzative. Le iniziative sono molte (convegni, spettacoli, laboratori culturali, discussioni pubbliche, ecc), promosse e realizzate da istituzioni e associazioni “sensibili” e impegnate sui territori, variegate poichè rispecchiano le diverse modalità e ambito di azione di ciascun ente: ad esempio la Settimana della Salute mentale, “lanciata” a maggio di ogni anno dalla Mental Health Foundation (MHF), che per il 2026 ha prodotto 3 documenti “snelli” e chiari (tipsheet), individuati, apprezzati e tradotti da Dors sotto forma di infografiche. MHF è un’associazione di volontariato inglese che si occupa di prevenzione e promozione della salute mentale, soprattutto per i gruppi più vulnerabili, partendo dal principio che il ben-essere e la salute mentale siano un DIRITTO di ciascuna persona. Le infografiche contengono le AZIONI per proteggere/mantenere il proprio ben-essere mentale: sono basate sulle migliori evidenze, hanno l’obiettivo di stimolare/suggerire abitudini salutari e comportamenti dai benefici duraturi, e si rivolgono a tutta la popolazione, non solo a coloro che sono seguiti dai servizi, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni. Le Azioni veicolano un messaggio-chiave importante: ciascuno di noi possiede risorse/abilità individuali preziose, utili ad affrontare e gestire la complessità della vita, che vanno “ricercate” e rinforzate attraverso strategie “semplici” facilmente integrabili nella routine quotidiana/settimanale, che vanno sperimentate e – una volta individuata la più adatta – adottate, in linea con le proprie esigenze e coi propri tempi. Questi i titoli: • Le nostre 10 azioni principali per favorire una buona salute mentale • 8 azioni per migliorare la salute mentale nel lungo termine • 10 azioni rapide per migliorare la tua salute mentale Le infografiche rappresentano uno strumento concreto che può essere diffuso in vari contesti, specialistici (ad esempio studio dei medici di medicina generale), scolastici (soprattutto istituti di istruzione superiore e università), lavorativi, associativi, sia come semplice “messa a disposizione”, sia nell’ambito di incontri informativi e formativi ad hoc. Link al sito da cui scaricare le infografiche in lingua originale: https://www.mentalhealth.org.uk/our-work/public-engagement/mental-health-awareness-week/take-action-good-mental-health Le infografiche tradotte in italiano da Dors
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Nel 2024 oltre 8 milioni di italiani sono consumatori di alcol a rischio: il 21,8% dei maschi e il 9,1% delle femmine di età superiore agli 11 anni, una percentuale che non è diminuita rispetto alle raccomandazioni di salute pubblica. La fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni per entrambi i sessi, seguita dagli anziani ultra 65enni per i maschi e dalle 18-24enni per le femmine. Sono alcuni dei dati emersi dalla Relazione annuale sul consumo di bevande alcoliche nel nostro Paese, pubblicata dal Ministro della Salute e trasmessa al Parlamento il 15 ottobre 2026 come disposto dall’articolo 8 della legge quadro sull’alcol n.125 del 30.3.2001, che riporta anche i numeri su ricorso al Pronto soccorso, dimissioni ospedaliere per diagnosi totalmente alcol-attribuibili, mortalità alcol-attribuibile e incidenti stradali. Il documento illustra il quadro epidemiologico internazionale, nazionale e regionale del consumo di bevande alcoliche con gli ultimi dati disponibili relativi al 2024, nonché gli interventi e le iniziative intraprese dal Ministero della Salute nel 2025 e i progetti finanziati con i fondi previsti dalla legge 125/2001 e assegnati alle Regioni Capofila individuate dalla Commissione salute. Elaborata dall’ufficio 2 “Promozione dei corretti stili di vita nella popolazione” del Ministero della Salute con i dati forniti da diversi rappresentanti istituzionali tra cui l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), la relazione descrive lo stato dell’arte sul consumo di alcol in Italia e sull’andamento delle diverse modalità di consumo con l’obiettivo di individuare misure di contrasto atte a prevenire i rischi associati al consumo di alcol nella popolazione. Il documento è composto da due parti: la prima illustra il quadro epidemiologico correlato al consumo di bevande alcoliche in Italia e in Europa, la mortalità alcol-correlata, gli accessi al pronto soccorso e le schede di dimissioni ospedaliera con diagnosi totalmente alcol-attribuibile, gli incidenti stradali e le violazioni del codice della strada, i servizi per l’alcoldipendenza, la spesa farmaceutica, le associazioni di auto-mutuo aiuto la seconda riassume gli interventi e le iniziative di contrasto intraprese dal Ministero della Salute nel 2024, la partecipazione alle politiche internazionali, gli interventi in materia di informazione e comunicazione e l’utilizzo dei finanziamenti previsti dalla legge 125/2001. I dati epidemiologici sul monitoraggio dei consumi e sui modelli di consumo alcol-correlato sono stati elaborati dall’ONA dell’ISS e presentati come ogni anno in occasione dell’Alcohol Prevention Day (APD) 2026, evento che si è tenuto il 16 aprile 2026 in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Alcologia e le associazioni sul territorio. I dati principali Nel 2024 oltre 8 milioni di italiani sono consumatori a rischio: il 21,8% dei maschi e il 9,1% delle femmine di età superiore agli 11 anni, una percentuale che non è diminuita rispetto alle raccomandazioni di salute pubblica. La fascia di popolazione più a rischio è quella dei 16-17enni per entrambi i sessi, seguita dagli anziani ultra 65enni per i maschi e dalle 18-24enni per le femmine. Per quanto riguarda la prevalenza dei consumatori a rischio nei minorenni, i dati non mostrano una differenza statisticamente significativa fra maschi e femmine, mentre per tutte le altre fasce d’età il consumo a rischio è sempre più elevato nei maschi. Sono invece 730mila i consumatori dannosi, cioè “in need for treatment” secondo il DSM-5 e assimilati clinicamente all’alcoldipendente, da prendere quindi in carico presso i servizi territoriali. A preoccupare è soprattutto la situazione dei più giovani: tra i 16 e i 17 anni quasi un ragazzo su tre presenta comportamenti di consumo a rischio, mentre tra i 18 e i 24 anni cresce il fenomeno del binge drinking, ovvero il consumo episodico eccessivo di alcol in un’unica occasione. Inoltre, come riportato nella relazione, a partire dai dati riferiti all’anno 2024 la rilevazione delle attività nel settore dell’alcoldipendenza segue un nuovo Sistema informativo sanitario per le dipendenze “SIND Alcol” (D.M. 23 dicembre 2023, G.U. 20 febbraio 2024). I dati sui servizi per le dipendenze del SSN confermano una situazione sempre più in sofferenza con la mancata intercettazione di coloro che, pur in necessità clinica di un trattamento, non fanno ricorso alle prestazioni diagnostiche e di pratica clinica del SSN, giungendo tardivamente all’attenzione clinica con progressione del danno e probabilità maggiore di mortalità prematura e disabilità. Tra le iniziative realizzate nel 2025 dal Ministero della Salute nell’ambito della prevenzione, la relazione al Parlamento riporta le attività svolte dal tavolo tecnico di lavoro istituito dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano nazionale della prevenzione per l’elaborazione delle linee di indirizzo sull’identificazione precoce dei segnali predittivi di dipendenza patologica, al quale partecipano i ricercatori dell’ONA-ISS. Il documento punta a rafforzare gli interventi di individuazione precoce dei comportamenti problematici. Infine, in considerazione dei dati 2024 e alla luce delle imminenti scadenze degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, l’ONA-ISS nel rapporto ISTISAN 26/4 pubblicato dall’ISS ha formulato alcune riflessioni sulle implicazioni di salute pubblica, al fine di delineare una road map di riduzione dell’impatto dell’alcol sulla salute della popolazione italiana. Emerge, infatti, la necessità di una prevenzione nazionale alcol-correlata il più efficace possibile e in grado di intercettare precocemente il maggior numero di consumatori a rischio, a sostegno anche degli obiettivi delle strategie europee e globali. Il ruolo dell’ISS L’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA) del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha il ruolo di guida formale del monitoraggio epidemiologico del SISMA (Sistema Monitoraggio Alcol) e partecipa alle politiche internazionali. Il monitoraggio alcol-correlato in Italia consente di stimare entità e tendenza del consumo rischioso e dannoso di alcol in cui si annida il bacino dei potenziali nuovi utenti in carico ai centri e servizi di alcologia. Gli indicatori utilizzati dal SISMA, elaborati e validati dall’ONA, che è stato WHO Collaborative Centre of Research on Alcohol dal 2001 fino al 2021, producono i flussi informativi di dettaglio nazionale e regionale. Risorse utili scarica la Relazione del Ministro della salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 30.3.2001 n. 125 “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati”. Anno 2025 (pdf 6,7 Mb), pubblicata […]
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I dati PASSI 2024-25 mostrano che in Italia circa il 77% delle donne 50-69enni si è sottoposto a mammografia a scopo preventivo, nei tempi raccomandati. Di queste, il 57% ha aderito ai programmi di screening offerti dalla ASL mentre il 19% lo ha fatto su iniziativa spontanea. Il gradiente sociale è ampio e persistente nel tempo; le donne meno istruite o con difficoltà economiche, così come quelle di cittadinanza straniera meno di altre si sottopongono allo screening ma i programmi organizzati riducono queste disuguaglianze. Consulta i dati PASSI.
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“Troppo poco e troppo tardi. È questo il bilancio di quanto realizzato finora, in cinque anni di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: poche opere completate e collaudate e soprattutto con un basso livello di spese effettuate in rapporto ai finanziamenti”. Così la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi al termine del PNRR, presentando l’Analisi dell’Area Stato sociale e Diritti della Cgil nazionale sui dati del sistema ReGiS riferiti alla Missione 6 – Salute e aggiornati al 13 giugno scorso. “La Missione – si ricorda nel documento – prevede oltre 10 mila progetti per un finanziamento di 20,2 miliardi di € (di cui 14,9 miliardi € PNRR). Dai dati della piattaforma Regis, a giugno scorso risultano effettuati pagamenti per 8,9 miliardi di € pari al 44,2% dei fondi disponibili. Dei progetti monitorati, ne risultano completati il 53,5%”. Nel dettaglio, “i ritardi maggiori riguardano la Componente C1 “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza territoriale”. Per quanto riguarda le “Case della Comunità e presa in carico della persona”, segmento che prevedeva 1.436 progetti per 2,8 miliardi di euro di finanziamenti, i progetti completati sono il 34,4% e i pagamenti effettuati sono stati pari al 44,1% dei fondi. Risultano ritardi nella fase dell’esecuzione dei lavori per oltre un terzo dei progetti”. Sul capitolo “Casa primo luogo di cura e telemedicina”, “i progetti erano 945 e ne sono stati completati l’80%, e i finanziamenti 6,1 miliardi di euro, con il 49% di pagamenti effettuati; mentre su quello degli Ospedali di Comunità, “Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture”, dei 437 progetti per 1,3 miliardi di finanziamenti ne sono stati completati il 24,7% con pagamenti effettuati pari al 40,2% dei fondi. Anche in questo ambito risultano ritardi nella fase dell’esecuzione dei lavori, nella metà dei progetti”. Barbaresi sottolinea che “resta il nodo del personale, che pesa come un macigno e che deve necessariamente trovare risposte nella prossima legge di bilancio. Per migliorare la qualità della vita delle persone e garantire il corretto funzionamento delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità non è sufficiente costruire le strutture, ma è fondamentale dotarle del personale necessario per assicurare servizi efficienti e un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini”. La segretaria confederale spiega che “il DM 77/2022 ha stabilito specifici standard di personale per queste strutture, per rispettarli è necessario assumere oltre 36 mila unità di personale, senza contare i medici”. Nello specifico, occorrono 19.729 infermieri, 14.110 operatori sociosanitari, 1.436 assistenti sociali e 874 altre indispensabili figure professionali”. Per quanto riguarda i medici, “non è certo con una disponibilità di massimo sei ore la settimana che si può pensare di garantire l’operatività delle Case della Comunità, nelle quali dovrebbe essere garantita una presenza medica 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (per le CdC hub) e almeno 12/24 ore, 6/7 giorni (per le CdC Spoke)”. “Senza un adeguato investimento sul personale – denuncia Barbaresi – le porte alla gestione da parte del privato sono già spalancate, tagliando comunque servizi già esistenti nel SSN per la copertura economica delle gare d’appalto”. “A pochi giorni dalla presentazione della prossima legge di bilancio – sottolinea infine la dirigente sindacale – occorre rimarcare la necessità di garantire risorse adeguate al SSN fino a raggiungere un finanziamento pari al 7,5% del PIL, una delle rivendicazioni contenute nella nostra legge di iniziativa popolare sulla sanità e alla base dello sciopero generale del prossimo 20 novembre. Risorse da destinare alle strutture pubbliche e alla valorizzazione del lavoro per garantire il personale e il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale, oltre alla copertura del turn over. Sulla garanzia delle risorse necessarie e sulla loro allocazione – conclude Barbaresi – giudicheremo la prossima legge di bilancio. Se non saranno sufficienti, saremo di fronte all’ennesima presa in giro del Ministro Schillaci e del Governo Meloni”. PNRR, Missione Salute – “Governo: troppo poco e troppo tardi” – Ottobre 2026 fonte: https://www.cgil.it/ufficio-stampa/pnrr-cgil-troppi-ritardi-per-case-e-ospedali-di-comunita-e-senza-personale-si-spalancano-porte-al-privato-asjhqpwe
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Come dichiarato da Mary Robinson, Graça Machel, Helen Clark e Hina Jilani, componenti di The Elders, al termine della loro visita in Medio Oriente dell’11-16 luglio 2026: “La Palestina rischia di essere cancellata fisicamente, economicamente, culturalmente e politicamente”. Per questo il Coordinamento degli Enti Locali per la pace e i Diritti Umani invita a far approvare con urgenza un Ordine del Giorno Prima che sia davvero troppo tardi, diciamo con chiarezza che: la Palestina non deve sparire; i palestinesi devono avere la stessa dignità, gli stessi diritti e la stessa sicurezza degli israeliani; il diritto internazionale deve essere rispettato; le popolazioni civili devono essere soccorse e protette; l’Italia e l’Europa devono agire. Ogni atto conta. Ogni Comune conta. Insieme possiamo cambiare le cose. SCARICA L’ORDINE DEL GIORNO e la lettera ➡️ LettxODG_LaPalestinaNonDeveSparire In vista dell’Assemblea Nazionale per le città della pace, si invitano inoltre comuni, province e regioni: ✔️ a partecipare all’assemblea che si terrà a Perugia il 9 e 10 ottobre 2026, in occasione dei 40 anni del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani Compila il form per iscriverti: https://forms.gle/iAfU15vKJTZGStC66 ✔️ ad aderire al Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace https://cittaperlapace.it/doc.php?tipo=news&id=458 fonte: https://www.perlapace.it/la-palestina-non-deve-sparire/
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“Riparte in tutto il Paese la mobilitazione per il rinnovo del CCNL della Sanità Privata AIOP e ARIS. Dopo anni di attesa, rinvii, promesse disattese e tavoli inconcludenti, non consentiremo che migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti continuino a essere ignorati. Chi ogni giorno garantisce cure, assistenza e continuità dei servizi sanitari ha diritto a un contratto rinnovato, a salari adeguati e al pieno riconoscimento della propria professionalità”. Lo dichiarano le Segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP e UIL FP, annunciando un nuovo programma di iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale. “È una situazione che non può più essere tollerata – proseguono -. Prima il cosiddetto ‘emendamento della vergogna’ a danno del personale socio-sanitario che si è visto negare l’indennità di vacanza contrattuale, poi l’aggiornamento congelato dei DRG e i tavoli ancora bloccati. Una successione di rinvii che ha prodotto un unico risultato: il mancato rinnovo del contratto. Una situazione gravissima, la cui responsabilità ricade interamente su AIOP e ARIS, ma rispetto alla quale Governo e Regioni non possono continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità istituzionali”. “Le strutture della sanità privata accreditata operano all’interno del sistema sanitario, erogano servizi essenziali e beneficiano di risorse pubbliche. Non è accettabile che continuino a rinviare il rinnovo contrattuale, scaricandone interamente il costo sulle lavoratrici e sui lavoratori. Non può esistere una sanità di qualità costruita sulla compressione dei salari, sulla mortificazione delle professionalità e sulla negazione dei diritti. Per queste ragioni nelle prossime settimane rafforzeremo la pressione sindacale con presidi, assemblee, volantinaggi, iniziative pubbliche, attività di sensibilizzazione e manifestazioni davanti alle strutture interessate dalla vertenza”, aggiungono. Una tappa centrale della mobilitazione, spiegano i sindacati, riguarderà le Regioni: “Promuoveremo iniziative davanti alle sedi regionali e chiederemo incontri ai Presidenti. Governo e Regioni non possono considerarsi estranei a questa vicenda né limitarsi ad assistere al blocco contrattuale che AIOP e ARIS continuano a portare avanti. Chi accredita le strutture, programma i servizi e finanzia l’assistenza con risorse pubbliche deve pretendere il rispetto della contrattazione collettiva e della dignità del lavoro. Chiediamo quindi un’assunzione di responsabilità concreta da parte delle istituzioni, che devono intervenire per sbloccare la trattativa e farsi garanti di un accordo che assicuri finalmente il rinnovo del contratto”. “Non ci sono più alibi né giustificazioni che tengano. Serve l’apertura di un confronto vero e serve la volontà concreta di arrivare rapidamente al rinnovo del contratto, recuperando anni di ritardi e restituendo dignità economica e professionale alle lavoratrici e ai lavoratori. AIOP e ARIS devono assumersi le proprie responsabilità e Governo e Regioni devono fare la propria parte per arrivare a una soluzione. Se non arriveranno segnali concreti, la mobilitazione proseguirà e sarà ulteriormente rafforzata. Non ci fermeremo fino al rinnovo del contratto”, concludono FP CGIL, CISL FP e UIL FP. FONTE: fp cgil, cp cisl uil fp
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Il Rapporto 2026 La prima pagina di questo rapporto è dedicata ai 50 anni dalla prima pubblicazione che definisce la mortalità evitabile: nel marzo 1976 veniva infatti pubblicato sul The New England Journal of Medicine l’articolo Measuring the quality of medical care. A clinical method, a firma Rutstein DD, Rutstein, W Berenberg, TC Chalmers, CG Child 3rd, AP Fishman, EB Perrin [PubMed]. Uscendo in concomitanza con il mese dedicato alla lotta al cancro al seno, il Rapporto 2026 ospita un focus sui tumori della mammella e dell’utero, un simbolico contributo di MEV(i) alla campagna “Nastro Rosa” [LILT e AIRC]. Rapporto e banca dati navigabile sono aggiornati agli ultimi dati di mortalità per causa disponibili (2022 e 2023); la navigazione è stata arricchita inoltre con i cartogrammi regionali e provinciali. ► Download Rapporto 2026 (pdf) IN SINTESI È un’Italia spaccata in due, quella disegnata dall’ultima classifica provinciale MEV(i): lo studio mostra come nel Centro-Nord la mortalità evitabile prima dei 75 anni di età continui a diminuire a una velocità maggiore di quanto non accada nel Sud e nelle Isole, dove le cose migliorano ma più lentamente che altrove nonostante il più ampio margine di miglioramento a disposizione. Dal periodo pre-pandemia Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto, Marche ed Emilia Romagna occupano pressoché stabilmente le prime cinque posizioni della graduatoria regionale; altrettanto stabilmente Sicilia, Molise, Sardegna, Calabria e Campania si posizionano nelle ultime cinque …leggi tutto Il sito MEV(I): Mortalità Evitabile (con Intelligenza)
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