AUDIZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SUL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA (DPFP) 2026 Lunedì 12 ottobre 2026 (ore 14), a Roma, nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, la Corte dei conti è stata audita, dinanzi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento programmatico di finanza pubblica 2026. Qui riportiamo alcune parti relative alla spesa sanitaria, al finanziamento SSN e al potenziamento dei servizi socio sanitari del territorio. LA SPESA SANITARIA …Quanto all’incidenza sul Pil, si evidenzia, invece, una parziale revisione rispetto al DFP di aprile, per effetto della nuova stima, in aumento, del Pil nominale. Se per il 2026 viene confermato il valore del 6,4 per cento, per il triennio successivo la nuova previsione scende al 6,3 per cento, contro il 6,4 per cento previsto dal DFP di aprile per ciascuno degli anni 2027-2029. Se per il 2026 viene confermato il valore del 6,4 per cento, per il triennio successivo la nuova previsione scende al 6,3 per cento, contro il 6,4 per cento previsto dal DFP di aprile per ciascuno degli anni 2027-2029. Pertanto, nel nuovo quadro tendenziale la spesa sanitaria, pur aumentando in valore assoluto da 148,8 miliardi nel 2026 a 160,0 miliardi nel 2029, presenta una lieve riduzione della propria incidenza sul Pil nel triennio finale di previsione. … Alla luce degli andamenti descritti, assume particolare rilievo l’esigenza che la prossima manovra di bilancio tenga conto dell’evoluzione della spesa sanitaria delineata nel quadro tendenziale, assicurando un adeguato livello di finanziamento del SSN. 45. Sul fronte del potenziamento della medicina territoriale, il DPFP richiama il percorso di completamento delle strutture di prossimità finanziate con il PNRR (in particolare Case e Ospedali di Comunità) e gli interventi necessari ad assicurarne la piena operatività entro la fine del 2026. Il completamento della rete territoriale e l’effettiva attivazione dei relativi servizi comporteranno, oltre agli investimenti già programmati, maggiori fabbisogni di spesa corrente per l’acquisto di beni/servizi e per il personale dipendente e convenzionato, dei quali sarà necessario tenere conto nell’ambito della prossima manovra di bilancio. …LEGGI IL CAPITOLO LA SANITA’
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Giornata Internazionale della Salute Mentale La Giornata Internazionale della Salute Mentale si celebra il 10 ottobre di ogni anno. Per le Nazioni Unite il benessere e la salute mentale personale sono una priorità in ogni momento. E’ fondamentale oggi più che mai portare alla luce questa discussione. Il tema della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026 è stato scelto come “Esperienze vissute ascoltate: voci vere, cambiamento reale …leggi tutto su ONU leggi il post UNASAM Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale leggi il contributo CGIL per la Giornata mondiale della salute mentale 2026 leggi il contributo SIEP il contributo grafico del Coordinamento nazionale Salute Mentale
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9° Rapporto GIMBE: diritto alla salute sempre più condizionato da reddito e residenza. Negli ultimi 4 anni € 18,8 miliardi di “tagli invisibili”. Finanziamento e previsioni di spesa: divario di € 32,3 miliardi nel triennio 2027-2029. Senza nuove risorse, il conto ricadrà su Regioni e cittadini. Personale: € 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012. Un medico su 4 e un infermiere su 5 non lavorano nel SSN. Spesa: nel 2025 € 42,4 miliardi a carico delle famiglie. PNRR Salute: target finali rendicontati all’Europa, ma mancano dati pubblici per una verifica completa. Piano di Rilancio del SSN: da GIMBE 16 linee di intervento per valutare i programmi elettorali «Il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal CAP di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami». Così Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto la presentazione del 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati. Il 9° Rapporto GIMBE fotografa lo “stato di salute” del SSN analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sprechi e inefficienze, personale sanitario, Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità. Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN. Finanziamento pubblico: nel 2023-2026 € 18,8 miliardi di “tagli invisibili”. Nel periodo 2023-2026 il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) è aumentato di € 17,5 miliardi, passando da € 125,4 miliardi del 2022 a € 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il FSN rappresentava il 6,27% del PIL; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026 (figura 1). Se nel periodo 2023-2026 il rapporto FSN/PIL fosse rimasto costante al livello del 2022, il SSN avrebbe avuto a disposizione € 18,8 miliardi in più (figura 2). «Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al SSN. È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto FSN/PIL del 2022». E c’è un altro dato da non trascurare: dal 2010 al 2026 il FSN nominale è cresciuto di € 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale ISTAT, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. «Nel frattempo – continua il Presidente – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato». …leggi tutto su GIMBE Versione integrale del 9° Rapporto GIMBE: www.salviamo-ssn.it/9-rapporto Piano di Rilancio del SSN: www.salviamo-ssn.it/salviamo-ssn/piano-di-rilancio —> Sul Rilancio del SSN vedi anche la proposta di legge di iniziativa popolare delle associazioni su www.salutediritto.it
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Carcere, stigma e cure negate: l’ONU segnala il peso delle politiche punitive sulle donne. Nel rapporto anche il contributo di Forum Droghe sui diritti sociali. Una donna che rinuncia a chiedere aiuto perché teme di perdere i figli. Una madre esclusa dall’assistenza perché non accetta un trattamento. Una ragazza coinvolta nel mercato illegale sotto il controllo di un partner violento, giudicata senza che quella violenza venga riconosciuta. La guerra alla droga attraversa anche queste vite, spesso fuori dal campo visivo delle statistiche sugli arresti e sui sequestri. A renderle visibili è il nuovo rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dedicato all’impatto delle politiche sulle droghe sui diritti delle donne e delle ragazze. Il documento, presentato alla 63ª sessione del Consiglio dei diritti umani, descrive un sistema nel quale repressione, disuguaglianze di genere e marginalità si rafforzano reciprocamente. E indica una direzione politica: ridurre il ricorso alla punizione, garantire servizi volontari e accessibili, considerare la depenalizzazione del possesso per uso personale e una regolamentazione responsabile. La prospettiva di genere cambia le domande con cui valutare le politiche sulle droghe. Chi finisce in carcere? Chi può accedere alle cure? Quali conseguenze produce una condanna sulle persone che dipendono da una donna? E quanto della sofferenza attribuita alle sostanze deriva invece dalle risposte istituzionali? Il rapporto mette in fila dati che dovrebbero entrare stabilmente nel dibattito pubblico. Secondo le stime richiamate dall’OHCHR, il 35% delle donne detenute nel mondo è in carcere per reati legati alle droghe, contro il 19% degli uomini. Sul versante dei trattamenti, il divario si rovescia: sulla base del World Drug Report 2025, riceve un trattamento un uomo ogni sette con disturbi da uso di droghe, ma soltanto una donna ogni diciotto. Sono dati globali, che descrivono una doppia sproporzione: maggiore incidenza dei reati di droga nella detenzione femminile e minore accesso alle risposte sanitarie. Dietro queste cifre ci sono meccanismi riconoscibili. Le donne coinvolte nelle economie illegali possono occupare posizioni subordinate, essere esposte a ricatti, dipendere economicamente dai partner, avere responsabilità di cura e scarse alternative di reddito. L’OHCHR precisa che non tutte sono costrette a commettere reati. Chiede però che coercizione, povertà e violenza vengano considerate nella valutazione delle responsabilità e nella determinazione delle pene. Quando il sistema giudiziario ignora queste condizioni, le donne impiegate nei ruoli più marginali possono ricevere pene di severità simile a quelle destinate ai vertici del traffico. La custodia cautelare usata in modo automatico e le pene minime obbligatorie aggravano il problema. Anche gli stereotipi sulla “buona madre” o su come dovrebbe comportarsi una vittima possono compromettere un giudizio equo. Il carcere, a sua volta, moltiplica le vulnerabilità. Il rapporto documenta rischi di violenza sessuale, perquisizioni invasive, cure insufficienti e mancato accesso ai trattamenti e alla riduzione del danno. In alcuni contesti, dichiarare una dipendenza espone a condizioni detentive peggiori anziché aprire la strada all’assistenza. La richiesta dell’OHCHR è garantire cure equivalenti a quelle disponibili all’esterno, volontarie e adeguate alle esperienze delle donne, comprese quelle di violenza e trauma. Uno dei passaggi più incisivi riguarda la maternità. La paura dell’allontanamento dei figli può spingere le donne che usano droghe a evitare i servizi sanitari, proprio quando avrebbero maggiore bisogno di sostegno. Il rapporto denuncia misure sproporzionate fondate esclusivamente sul consumo o sulla dipendenza, insieme a restrizioni dei diritti sessuali e riproduttivi e a casi di contraccezione, sterilizzazione o aborto imposti. Si crea così un circuito perverso: il timore della sanzione allontana dalle cure; la distanza dai servizi aumenta la precarietà; quella precarietà può diventare un ulteriore argomento per interventi coercitivi. La tutela dei bambini richiede valutazioni individuali e sostegni concreti. Equiparare automaticamente il consumo all’incapacità genitoriale rischia di compromettere la salute e i legami familiari che si dichiara di voler proteggere. Le barriere sono anche materiali. Servizi lontani, orari rigidi, obblighi di presenza quotidiana, mancanza di assistenza per i figli, dipendenza economica e controllo esercitato dai partner possono rendere impraticabile un percorso di cura. Sistemi costruiti storicamente intorno ai consumi maschili finiscono per considerare secondarie esigenze che, per molte donne, determinano la possibilità stessa di accedere. La riduzione del danno assume qui un significato molto concreto: luoghi sicuri, sostegno tra pari, prevenzione delle overdose e delle infezioni, servizi per la salute sessuale e riproduttiva, continuità delle terapie e personale capace di accogliere senza giudicare. Il rapporto segnala anche pratiche punitive all’interno dei servizi, come minacce di espulsione o riduzioni delle dosi dei farmaci sostitutivi dopo un test positivo. Il controllo può ostacolare la cura persino dentro strutture nate per offrirla. È sul terreno dei diritti sociali che il rapporto cita espressamente il contributo di Forum Droghe e altre organizzazioni. Al paragrafo 58, pagina 11, l’OHCHR afferma – citando in nota la submission di Forum Droghe e altri – che negare l’accesso ai programmi sociali sulla sola base della dipendenza, per esempio subordinando l’assistenza alla partecipazione a trattamenti o a test antidroga, può costituire una discriminazione inammissibile. Il significato politico del passaggio è rilevante: l’assistenza non può diventare uno strumento per imporre comportamenti attraverso la minaccia dell’esclusione. Casa, protezione sociale e possibilità di reinserimento sono condizioni che possono rendere praticabile un cambiamento. Negarle a chi ne ha bisogno rischia di consolidare proprio la marginalità che si vorrebbe superare. Il rapporto riprende questo orientamento nelle raccomandazioni finali: gli Stati devono rafforzare protezione sociale, alloggio, istruzione, lavoro e reinserimento, evitando condizioni di astinenza, trattamento obbligatorio o test imposti incompatibili con i diritti umani. Il richiamo alla submission di Forum Droghe sostiene dunque un principio che attraversa l’intero documento. Lo sguardo dell’OHCHR si estende alle donne che coltivano coca o papavero da oppio. L’eradicazione senza alternative economiche reali può distruggere mezzi di sussistenza e aggravare la povertà. Anche i programmi di sviluppo alternativo possono escluderle quando richiedono titoli formali sulla terra di cui spesso non dispongono, pur lavorandola. L’autonomia economica passa allora attraverso accesso alla proprietà, al credito, alle risorse e alle decisioni. Il rapporto affronta inoltre la violenza delle organizzazioni criminali, lo sfruttamento delle donne come corrieri e il […]
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È questa la posizione dello SPI CGIL, espressa nel corso della riunione del Cipa, il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, dedicata al nuovo Piano. Il nuovo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza può rappresentare un passo importante, ma per diventare realtà ha bisogno di risorse adeguate, servizi realmente esigibili e di una governance partecipata con il sindacato.È questa la posizione dello SPI CGIL, espressa nel corso della riunione del Cipa, il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana, dedicata al nuovo Piano. La crescita della popolazione anziana e della domanda di cura rende indispensabile un incremento progressivo del Fondo per le Non Autosufficienze, a partire dalla prossima legge di Bilancio. Servono risorse per ridurre il peso economico e assistenziale che oggi grava in larga parte sulle famiglie. Altrettanto importante è garantire servizi accessibili e concretamente esigibili. Vanno verificati i criteri di priorità per l’accesso alle prestazioni e il funzionamento delle Unità di valutazione multidimensionale e dei Punti unici di accesso previsti nelle Case di comunità. I Livelli essenziali delle prestazioni sociali (Leps) devono diventare effettivi, sia per quanto riguarda la presa in carico sia per l’erogazione dei servizi: assistenza domiciliare, servizi di sollievo, strutture semiresidenziali e residenziali. L’obiettivo è garantire alle persone anziane il diritto di scegliere dove vivere e dove essere curate, sostenendo al tempo stesso le famiglie. Per farlo è necessario rafforzare l’integrazione tra sociale e sanitario e il coordinamento tra Ministero della Salute, Regioni, Asl e Comuni. Restano inoltre da affrontare le tutele contributive e fiscali per assistenti familiari e caregiver e la revisione della Prestazione universale, che finora ha raggiunto una quota molto limitata delle persone anziane non autosufficienti. «Il piano è molto ambizioso ma il punto fondamentale è che servono risorse», sottolinea Stefano Cecconi, segretario nazionale dello SPI CGIL. «Nei prossimi anni il nostro Paese dovrà dotarsi di un finanziamento sociale e sanitario mirato per affrontare la questione demografica anche dal punto di vista della non autosufficienza». Per lo SPI CGIL è quindi decisivo il coinvolgimento delle parti sociali. «Una governance partecipata dal sindacato, a livello nazionale, regionale e territoriale, deve accompagnare l’attuazione del Piano», conclude Cecconi. «Altrimenti rischiamo di trovarci di fronte a un elenco di buone intenzioni sulla carta, con poche possibilità di essere tradotte in realtà». —> Piano Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza over 70 2025-2027 —> ALLEGATI al Piano NA over 70 Lettera SPI CGIL 22.9.2026 dopo incontro con vice Presidente Bellucci sul Piano NA over70 Anziani e non autosufficienza. Cisl e Fnp Cisl: «Bene il piano nazionale. Ora più servizi e risorse e una prestazione universale più inclusiva» Non Autosufficienza, Uilp: servono più risorse e un sistema unico di assistenza Ministero LPS: Approvato dal CIPA il primo Piano nazionale per la popolazione anziana
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Il numero di ottobre della newsletter dedicata alla Medicina di Genere (MdG) celebra i dieci anni dalla sua prima pubblicazione, ripercorrendo i principali progressi compiuti dalla medicina di genere sia sul piano istituzionale sia in ambito scientifico. Il numero approfondisce l’evoluzione delle politiche e delle iniziative istituzionali dedicate alla MdG e presenta una panoramica dei risultati raggiunti nella ricerca di base e nei diversi ambiti clinici, tra cui cardiologia, oncologia, malattie neurodegenerative, patologie reumatiche, malattie infettive e pediatria. La newsletter è un prodotto di comunicazione ideato e sviluppato dal Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’ISS, in collaborazione con il Gruppo italiano salute e genere GISeG ETS e il Centro studi nazionale su salute e medicina di Genere ETS. Leggi la newsletter completa (pdf 3,4 Mb) l’archivio sul sito del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di Genere.
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Con l’intento di verificare insieme l’andamento della fase di sperimentazione della Riforma della disabilità (D.Lgs. 62/2024), la Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è stata ricevuta il 6 ottobre dal Ministro per la disabilità, Alessandra Locatelli. Le Regioni hanno sottolineato l’esigenza di condividere preventivamente con il Ministero la programmazione degli interventi finanziati attraverso il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità, per evitare sovrapposizioni e duplicazioni con misure già finanziate a livello regionale e locale e favorire una programmazione coerente con i bisogni dei territori. L’incontro del 6 ottobre è arrivato dopo che le Regioni avevano più volte manifestato preoccupazione per la mancata dotazione finanziaria del Fondo caregiver per il 2025 e per l’incertezza sulle risorse disponibili per le annualità successive. La richiesta è quella di garantire risorse certe e pluriennali per i servizi rivolti alle persone con disabilità, con particolare riferimento al caregiver, all’assistenza degli alunni con disabilità (Asacom), al trasporto scolastico, all’autismo e alle persone con disturbi del neurosviluppo. In riferimento alla Riforma della disabilità e ai tanti elementi di forte innovazione che introduce, tra cui una nuova definizione della condizione di disabilità e il Progetto di vita, le Regioni hanno confermato di condividerne l’impianto e hanno garantito il massimo supporto per un avvio a regime dal 2027. Ma hanno anche raccomandato di rafforzare i servizi territoriali e le professionalità, accompagnando la sperimentazione con adeguate risorse organizzative. “L’incontro è stato un’importante occasione per avviare un confronto costruttivo con il Ministro Locatelli sui tanti aspetti della disabilità che richiedono l’integrazione tra politica nazionale e politiche regionali. Dobbiamo far convergere gli sforzi e lavorare per la migliore pianificazione degli interventi e dei finanziamenti, che devono diventare il più possibile strutturali. Le Regioni già gestiscono molti dei servizi sul territorio, ma hanno bisogno di garanzie certe dal Governo su tempi e risorse”, ha dichiarato Pasqualina Straface, coordinatrice della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni. “I colloqui con il Ministro sono sempre estremamente positivi e abbiamo apprezzato in particolare la sua disponibilità a istituire un tavolo periodico e permanente con la Conferenza delle Regioni – ha aggiunto Straface -. Abbiamo avanzato la proposta di un tavolo proprio per lavorare insieme e accompagnare la programmazione del Fondo unico e l’attuazione della riforma”. fonte: https://www.regioni.it/politiche-sociali/2026/10/07/disabilita-le-regioni-incontrano-il-ministro-locatelli-proposto-un-tavolo-permanente-664871/
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La Costituzione indica una strada precisa: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sulla pace. Questa strada è ancora la nostra Via Maestra. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta. 📉 IL LAVORO È PIÙ POVERO E PRECARIO I salari sono troppo bassi, la ricchezza si concentra e le disuguaglianze crescono, troppe persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fine mese. Non si investe sulla sicurezza e crescono infortuni e morti sul lavoro, una drammatica spirale che va fermata. Per migliaia di giovani l’unica possibilità di costruirsi un futuro è emigrare. 🏥 LA SANITÀ E LA SCUOLA PUBBLICHE SONO SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ Si taglia il pubblico a vantaggio del privato, le liste d’attesa si allungano, curarsi è sempre più costoso, manca personale, non si investe sulla non autosufficienza. Anche nell’istruzione si continuano a ridurre le risorse, mentre aumentano i divari sociali e territoriali. 🏭 IL SISTEMA PRODUTTIVO PERDE PEZZI Crisi industriali, delocalizzazioni e mancanza di investimenti mettono a rischio posti di lavoro e interi territori. La transizione ecologica, urgente per contrastare la crisi climatica in atto, viene rallentata invece di essere trasformata in un’occasione per creare buona occupazione, innovazione e sviluppo. 🌍 L’EMERGENZA CLIMATICA È DRAMMATICA L’aumento delle temperature e la crisi energetica generata dalle guerre e dai conflitti geopolitici richiedono con urgenza politiche per la giusta transizione fondate non sul nucleare, già bocciato per due volte dalle cittadine e dai cittadini italiani, sulla difesa del territorio, sulle fonti rinnovabili, sul risparmio energetico, le uniche misure in grado di abbattere strutturalmente il costo delle bollette, rinnovare il nostro sistema industriale, tutelare il lavoro. 💸 IL COSTO DELLA VITA È INSOSTENIBILE Carrello della spesa, casa, energia e trasporti assorbono gran parte dei salari e delle pensioni. Crescono le persone in condizione di povertà ed esclusione. Il sistema fiscale continua a pesare soprattutto sui redditi fissi, mentre grandi ricchezze, rendite ed extraprofitti esplodono e vengono tassati meno di stipendi e pensioni. 🕊️ SI TAGLIANO SALARI, SANITÀ, SCUOLA, PREVIDENZA E SERVIZI PUBBLICI PER INVESTIRE DECINE DI MILIARDI NEL RIARMO Portare la spesa militare verso il 5% del Pil significa sottrarre enormi risorse alle vere priorità dei cittadini. Noi chiediamo un’altra sicurezza: quella di un lavoro sicuro, di una casa, di un’istruzione di qualità, del diritto alla salute e di un’economia di pace. Una sicurezza che si garantisce con accoglienza e integrazione, non alzando muri. ✊ LA DEMOCRAZIA VA DIFESA La libertà di informazione va garantita e il diritto di manifestare, protestare e dissentire non può essere considerato un problema di ordine pubblico. I decreti sicurezza restringono gli spazi del dissenso; l’Autonomia differenziata spacca l’Italia; la controriforma elettorale aggrava la crisi di rappresentanza, compromette gli equilibri istituzionali e concentra tutto il potere nelle mani di un governo di minoranza nel Paese. NOI SCEGLIAMO UN’ALTRA STRADA LA STRADA DELLA COSTITUZIONE IL 17 OTTOBRE SCENDIAMO IN PIAZZA PER: PIÙ SALARI, MENO PRECARIETÀ Aumentare stipendi e pensioni, cancellare i contratti precari, contrastare il lavoro povero e il divario retributivo tra donne e uomini. UN FISCO DAVVERO GIUSTO Combattere l’evasione; ridurre il carico scale su salari e pensioni; tassare extraprofitti, rendite e grandi ricchezze; garantire la progressività scale: chi ha di più deve contribuire di più. SANITÀ E ISTRUZIONE PUBBLICHE PER TUTTE E TUTTI Portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5% del Pil e quello per l’istruzione al 5%. Assumere personale, ridurre le liste d’attesa, garantire servizi pubblici di qualità in ogni parte del Paese. LAVORO E AMBIENTE, INSIEME Investire in una vera politica industriale e guidare la transizione ecologica creando buona occupazione. Industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio devono essere parte dello stesso progetto. PACE, NON RIARMO No all’aumento della spesa militare. Sì alla diplomazia, alla cooperazione, al disarmo e a una politica di pace. LIBERTÀ DI DISSENSO Difendere il diritto di manifestare democraticamente, garantire gli spazi sociali, abrogare le norme dei decreti sicurezza che limitano gli spazi di libertà e partecipazione. DIFENDERE E ATTUARE LA COSTITUZIONE Difendere l’equilibrio tra i poteri, l’uguaglianza dei diritti, l’unità del Paese; promuovere la rappresentanza e la partecipazione democratica. IL FUTURO È UNA SCELTA La vittoria al referendum sulla giustizia ha dimostrato che, insieme, possiamo fare la differenza. Oltre cento associazioni già aderiscono alla Via Maestra. Unisciti a noi. LAVORO • PACE • AMBIENTE • WELFARE • COSTITUZIONE 17 OTTOBRE • ROMA MANIFESTAZIONE NAZIONALE 📍 Concentramento: Piazza della Repubblica ore 13.30 🚩 Corteo fino a Piazza del Popolo 🕔 Conclusione prevista intorno alle ore 17.00 La Via Maestra 17 ottobre 2026 – Volantino A4 – Pdf fonte: https://www.cgil.it/campagne-e-iniziative/lavoro-pace-ambiente-welfare-costituzione-insieme-sulla-via-maestra-17-ottobre-manifestazione-nazionale-a-roma-bq830bx0
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Reducing alcohol-related harm: SAFER implementation handbook è il manuale d’implementazione dell’iniziativa SAFER dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), pubblicato lo scorso 30 settembre, per la riduzione dei danni alcol-correlati. L’alcol è una delle principali cause prevenibili di morte, malattia e danni sociali a livello mondiale ed è responsabile di milioni di decessi ogni anno, contribuendo in misura significativa al carico globale di malattia, che include le malattie croniche non trasmissibili (come le patologie cardiovascolari e diversi tipi di cancro), le lesioni e le malattie trasmissibili, oltre al Disturbo da uso di alcol che interessa un’ampia fetta di popolazione a livello globale. I danni sono soprattutto a carico dei Paesi a basso reddito e interessano prevalentemente gli uomini che rappresentano la stragrande maggioranza dei decessi attribuibili all’alcol, ma anche i giovani adulti che costituiscono una quota sproporzionata di tali decessi. Secondo le tendenze attuali, è improbabile che i Paesi raggiungano l’obiettivo di una riduzione relativa del 20%, fissato dal Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030 dell’OMS, senza interventi coordinati atti ad accelerare le azioni. Nel 2018 l’OMS, in collaborazione con partner internazionali, ha lanciato l’iniziativa SAFER come pilastro operativo delle politiche nazionali in materia di alcol. SAFER è l’acronimo creato per evidenziare i 5 interventi più efficienti e ad alto impatto in termini di costi per ridurre i danni alcol-correlati: Strengthen restrictions on alcohol availability: rafforzare le restrizioni sulla disponibilità di alcol Advance and enforce drink driving countermeasures: promuovere e far rispettare le misure di prevenzione su alcol e guida Facilitate access to screening, brief interventions, and treatment: facilitare l’accesso a programmi di screening, intervento breve e trattamento Enforce bans and comprehensive restrictions on alcohol advertising, sponsorship, and promotion: imporre divieti o restrizioni sulla pubblicità, sulle sponsorizzazioni e sulla promozione delle bevande alcoliche Raise prices on alcohol through excise taxes and pricing policies: aumentare i prezzi degli alcolici attraverso accise, tasse e politiche di prezzo. Il Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030, approvato dalla settantacinquesima Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2022, pone SAFER al centro della sua prima area di intervento – dedicata all’implementazione di strategie e misure ad alto impatto – affiancando altre cinque aree d’azione incentrate su sostegno e sensibilizzazione, partenariati e coordinamento, supporto tecnico e rafforzamento delle capacità, produzione di conoscenze e sistemi d’informazione e mobilitazione delle risorse. Il manuale SAFER fornisce indicazioni pratiche a Paesi, comunità e istituzioni …leggi tutto e trova materiali utili su EpiCentro ISS
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Proposta di legge di iniziativa popolare Firma per il diritto alla salute Rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e valorizzando il lavoro. Firma QUI Come effettuare la firma Clicca sul pulsante e accedi con lo SPID, la CIE o la CNS Scorri l’elenco delle iniziative e clicca su “Sosteniamo il Servizio Sanitario Nazionale” (il numero dell’iniziativa è 6500013) Premi su sostieni iniziativa, clicca su continua e nuovamente su sostieni iniziativa I 5 pilastri della proposta 1. RISORSE Il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non deve essere inferiore al 7,5% del PIL. 2. PERSONALE È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute. Bisogna garantire il personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato. I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta devono progressivamente passare dall’attuale rapporto convenzionale alle dipendenze del Servizio Sanitario Nazionale. La spesa per il personale del SSN non deve più essere soggetta ad alcun tetto, e devono essere introdotti limiti alle esternalizzazioni. 3. TERRITORIO Deve essere assicurato il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti, ecc.). 4. TEMPI DI ATTESA Deve essere garantito il rispetto dei tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. 5. NON AUTOSUFFICIENZA La salute delle persone anziane è una delle priorità del nostro Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con una copertura pubblica, universale e uniforme. Sono necessarie politiche per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti. Si deve dar seguito al potenziamento dell’assistenza domiciliare e al miglioramento dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. Altre aree prioritarie salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, salute mentale, dipendenze, consultori familiari, farmaceutica e ricerca. Governo pubblico, programmazione e partecipazione per garantire universalità, uguaglianza, equità e globalità fonte: https://www.salutediritto.it/ vedi anche Appalti e sanità: ecco i click days … Dal 9 all’11 e dal 16 al 18 settembre mobilitazione sulle proposte di legge d’iniziativa popolare.
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